When you smile you knock me out, I fall apart and I thought I was so smart
Fandom: JJK
Missione: M6 - When you smile you knock me out, I fall apart and I thought I was so smart
Parole: 1053
Rating: safe
Note: When you smile you knock me out, I fall apart and I thought I was so smart
Dopo Geto, Gojo si era detto mai più. Poi era arrivato Yuji, che aveva preso i suoi propositi tra le mani con estrema delicatezza e li aveva mandati a schiantarsi contro la prima superficie solida disponibile.
Appoggiato al muro con le braccia incrociate, Gojo, attraverso le lenti dei suoi occhiali da sole, osserva Yuji, seduto sul divano e proteso verso il televisore, completamente preso dal film che sta guardando. La scimmia riposa tranquilla tra le sue braccia.
Come insegnante, Gojo non può che essere assolutamente soddisfatto e impressionato dai suoi progressi. Come persona, è tutta un’altra storia.
I progressi di Yuji lo costringono a lodarlo, e lodarlo significa vedere da vicino il modo in cui i suoi occhi si illuminano al complimento e il suo sorriso si allarga e davanti a quello spettacolo Gojo è costretto a provare delle cose - non ha alcuna intenzione di usare la parola sentimenti, proprio no - e un po’ lo odia per questo.
“Basta così per oggi,” annuncia Gojo dal suo angolo della stanza. Yuji si volta nella sua direzione e la scimmia tra le sue braccia non dà il minimo segno di svegliarsi. Si allunga verso il telecomando e mette in pausa il film.
“Cosa facciamo, sensei?” chiede Yuji, contenendo a malapena l’eccitazione al pensiero di continuare il proprio allenamento. E se c’è una cosa più insopportabile del modo in cui Yuji sorride, è proprio il modo in cui guarda Gojo: con un profondo rispetto, non intaccato dalla sua personalità frivola e scostante - e nessuno ha mai guardato Gojo in quel modo.
Yuji lo guarda come se lui avesse tutte le risposte, come se avesse non si sa qualche conoscenza profonda e non vedesse l’ora di poterla assorbire da lui e gli faceva venire voglia di avere davvero tutto ciò che Yuji cercava, anche solo perchè non lo andasse a cercare altrove.
Gojo aveva provato a distanziarsi da lui. C’era un motivo per cui gli aveva affiancato Nanami, e, se aveva avuto successo nell’allontanarsi da lui, aveva fallito in maniera spettacolare nel restargli distante.
Yuji guardava Gojo come se fosse una brava persona e, la cosa peggiore, era che gli faceva venire veramente voglia di esserlo.
“Combattimento,” rispose Gojo.
Yuji scattò in piedi dal divano e ancora la scimmia tra le sue braccia non si mosse e Gojo avrebbe dovuto lodarlo per quello, ma Yuji stava già sorridendo ampiamente e Gojo era debole, tremendamente debole.
Yuji si andò a parare davanti a lui, vicino. “Qui?” chiese con l’espressione confusa e guardandosi intorno, calcolando le dimensioni della stanza e catalogando il mobilio che avrebbero avuto in mezzo ai piedi nel pieno dell’incontro. arricciando il naso in un’espressione confusa.
Gojo non gli rispose, provò direttamente ad attaccarlo. I riflessi rapidi di Yuji gli permisero di fare un passo indietro ed evitare il colpo, per poi attaccare direttamente, La sua espressione si fece subito dura e concentrata, pienamente immerso in quello che stava facendo, a differenza di Gojo, la cui mente continuava a vagare. Per sua fortuna, Gojo era talmente abituato a combattere da non dover pensare troppo a quello che stava facendo.
Gojo cominciò a catalogare i progressi di Yuji, gli errori che aveva corretto. Il suo modo di combattere era sempre stato istintivo, ma gli erano bastate poche lezioni perchè a quell’istinto connaturato che aveva e ai riflessi eccezionali riuscisse ad integrare quel tanto di tecnica che gli permetteva di chiudere le aperture e rendere i suoi colpi più precisi, liberandosi dei movimenti inutili, ma senza irrigidirsi nella tecnica dei movimenti conosciuti e sutdiati.
Combatteva in modo preciso e feroce, dal suo viso non traspariva ansia, impazienza, rabbia, solo concentrazione e attenzione ai movimenti di chi aveva di fronte in quel momento e rendendo allo stesso tempo impossibile per chi aveva di fronte leggere quale sarebbero stati i suoi futuri movimenti - ancora Gojo, che ormai era abituato ai suoi movimenti, occasionalmente restava sorpreso da quello che Yuji era in grado di tirare fuori dal cilindro. Poteva essere terrificante come caratteristica, e avrebbe potuto salvargli la vita, un giorno.
Non era ancora in grado di combattere allo stesso livello di Gojo - un giorno lo sarebbe stato, Gojo non aveva dubbi - ma i suoi progressi erano stati eccezionali. A breve Gojo avrebbe dovuto innalzare il livello di difficoltà, cominciare a combattere quasi seriamente perché quelle sessioni di allenamento continuassero ad essere fruttuose per lui.
Yuji non lo aveva mai battuto fino a quel momento, ma per qualche motivo la cosa sembrava motivarlo più che scoraggiarlo. Un giorno Gojo glielo aveva chiesto, Yuji aveva scosso le spalle, “se tu sei il più forte devo almeno riuscire a tenere testa a te per affrontare le maledizioni e salvare delle vite.”
Yuji aveva sempre chiaro il motivo per cui combatteva, il motivo per cui si allenava. In ogni cosa che faceva aveva sempre chiaro il percorso, lo scopo, e questo gli permetteva di mettere tutto in prospettiva. Gojo si era chiesto se avesse mai avuto quella maturità, se l’avrebbe mai avuta.
Gojo gli afferrò il polso e gli bloccò il braccio dietro la schiena, rendendogli impossibile muoversi. Yuji provò a dimenarsi un po’ nella stretta, ma poi lasciò perdere e Gojo gli lasciò andare il braccio.
“Non male,” commentò. E Yuji si illuminò, come previsto, a quelle poche parole. Aveva le guance arrossate dallo sforzo e il fiato corto.
Gojo doveva mettere fine a quella storia il più in fretta possibile. Dovevano tornare indietro, dovevano tornare a prendere le distanze perché continuando in quel modo nessuno dei due avrebbe resistito a lungo - e Gojo ci vedeva troppo bene per farsi sfuggire i segnali di interesse da parte di Yuji.
“Sei pronto per tornare dagli altri,” disse Gojo. “In occasione dell’incontro con la scuola di Kyoto, che ne dici? Un rinforzo potrebbe tornargli utile.” Gojo si dipinse in faccia il solito sorriso strafottente, e adesso Yuji vibrava per tutt’altro motivo.
Gojo non voleva pensare al fatto che gli sarebbe mancato tutto quello - essere uno dei pochi a sapere che Yuji era in vita, tenerlo nascosto come se fosse il suo piccolo segreto. Protetto, gli suggerì una voce dentro di lui che somigliava a quella di Geto, come non sei riuscito a fare con me.
Era meglio così. Per entrambi. Per tutti. Ma soprattutto per lui.