chasing_medea: (Default)
melwrites ([personal profile] chasing_medea) wrote2020-01-14 09:57 pm

amici di letto?

Titolo: amici di letto?
Fandom: Haikyuu
Parole: 1219
Prompt: buono | brutto | cattivo

Kageyama era esausto dopo la partita. Sbadigliando inserì la chiave nella serratura, aprì la porta e mollò in terra il borsone – sarebbe stato un problema per il Kageyama del giorno dopo.
Le luci dell’appartamento erano completamente spente, Hinata doveva già essere andato a dormire.
Quando si erano trovati a giocare entrambi per delle squadre basate a Tokyo non si erano neanche messi d’accordo prima di cominciare a cercare un appartamento insieme. Sembrava quasi che, nei due anni che Hinata aveva trascorso in Brasile, avessero sentito la mancanza l’uno dell’altro più di quanto avessero voluto ammettere e adesso sentissero il bisogno di recuperare tornando a vedersi tutti i giorni.
Kageyama si diresse in cucina e cercando di fare poco, bevve un po’ di latte direttamente dal cartone. Si lavò i denti e aprì la porta della sua stanza, accese la luce e saltò sul posto quando notò qualcosa muoversi nel suo letto.
Per l’esattezza, una montagna di coperte da cui spuntavano dei disordinati capelli arancioni.
- Huh, luce… -, gemette Hinata nascondendo meglio la testa sotto il piumone.
- Che ci fai in camera mia, idiota? -, gli sbraitò contro, cercando di far riprendere al proprio cuore un ritmo regolare.
Hinata mise un accenno di broncio, ancora con gli occhi semichiusi. – Mal di pancia. Ho vomitato -, disse con voce lamentosa.
- Che schifo! –
- Mi sono lavato. E ho lavato anche le coperte, ma non mi andava di mettere quelle pulite –
- E mettiti sul divano, non sul mio letto! –
- Sto più comodo qui –
Hinata si voltò dall’altra parte, si sistemò meglio sotto la coperta.
Kageyama sospirò esasperato, era troppo stanco per mettersi a discutere. Si cambiò e si stese accanto a Hinata, ringraziandosi mentalmente per aver scelto di comprarsi un letto enorme.
- Almeno lasciami un pezzo di coperta -.
Hinata si sciolse dal bozzolo di coperte e ne porse un’estremità a Kageyama.
- Che diavolo ti sei mangiato? –
- Yachi è venuta a vedere la partita, ha fatto gli anpan -, borbottò Hinata.
- E quanti te ne sei mangiati? –
- Troppi –
- Idiota –
Kageyama sbuffò e si sistemò meglio sotto le coperte, maledicendo mentalmente la cattiva digestione di Hinata.

*

Scoprirono, il giorno successivo, che non si trattava di problemi di digestione, ma di una vera e propria influenza. Kageyama fu costretto a chiamare Atsumu – un’esperienza che non raccomandava a nessuno – per comunicargli che il suo prezioso schiacciatore, come lo aveva definito, non sarebbe potuto andare agli allenamenti.
- L’hai sfinito per bene? -, lo prese in giro.
Kageyama si strozzò con la saliva. – C-cos- EH?! –
Atsumu scoppiò a ridere, ma assicurò che lo avrebbe riferito al loro allenatore. Kageyama fu costretto anche a sistemare il letto di Hinata e trasportarlo nella sua stanza in braccio, dato che non sembrava in grado di reggersi in piedi da solo.
La pace però durò poco.
Kageyama era andato agli allenamenti, aveva trascorso la sua giornata come al solito e si era messo comodamente a letto. Da solo.
Era ad un passo dal prendere sonno, quando sentì un leggero bussare alla porta.
- Kageyama? -, gli chiese Hinata con voce tremante. Si reggeva allo stipite della porta, le gambe sembravano dovergli cedere da un momento all’altro. Alla fioca luce dei lampioni che penetrava dalla strada, Kageyama poteva vedere quanto fosse pallido, la sua pelle quasi trasparente.
- Brutto sogno –
Kageyama avrebbe voluto infierire, ma gli mancò il cuore di farlo. Sbuffò, ma sollevò un lembo della coperta invitandolo a prendere posto accanto a lui.

*

Ci era voluta una settimana, ma Kageyama era finalmente libero.
Dopo la seconda notte che Hinata l’aveva svegliato per gli incubi, Kageyama si era rassegnato a lasciarlo dormire con lui. A quanto pare a lui, la febbre, gli dava gli incubi. Hinata era un pessimo compagno di letto: durante la notte si rigirava continuamente e borbottava senza sosta. Kageyama si era anche beccato qualche calcio negli stinchi. Ci erano voluti un paio di giorni a scoprire che l’unica cosa che lo calmava era il contatto fisico. Kageyama aveva cominciato stendendosi un po’ più vicino, poi era passato a poggiargli una mano sul braccio. Alla fine, la cosa che per lui si era rivelata più comoda era stata tenergli la mano.
Quella era stata una buona giornata per Kageyama. Aveva vinto la sua partita, avevano raggiunto la testa della classifica e si stava preparando a passare finalmente una notte da solo. Si bevve una tazza di latte caldo e si stese a letto.
Fissò il soffitto.
Continuò a fissare il soffitto.
Il sonno non voleva saperne di arrivare.
Provò a cambiare posizione, a sistemarsi meglio sotto le coperte, provò a contare le pecore – perse il conto alla cento trentaquattresima. Il letto gli sembrava troppo grande, troppo freddo e troppo silenzioso.
Nel buio Kageyama spalancò gli occhi, colpito da una improvvisa realizzazione: non era più abituato a dormire da solo.
Sentì dei rumori nell’appartamento. Hinata doveva essere rientrato dalla sua partita. Non avrebbe potuto giocare sicuramente, non dopo la settimana che aveva passato, ma aveva insistito per essere almeno in tribuna.
Kageyama aspettò di sentire un leggero bussare alla sua porta, ma sentì solo Hinata continuare ad aggirarsi nell’appartamento fino a chiudere la porta della sua stanza. Kageyama si rassegnò, sbuffò e con gesto secco scostò le coperte. Si alzò e si diresse in cucina, aprì il rubinetto e si riempì un bicchiere d’acqua.
Sentì dei passi leggeri dietro di lui.
- Non riesci a dormire? -, gli chiese Hinata, passandogli dietro le spalle per aprire il frigo.
- Neanche tu? –
Hinata scosse la testa.
Kageyama posò il bicchiere nel lavandino.
- Andiamo -, disse secco.
Hinata lo guardò stranito. Kageyama lo afferrò per il braccio e lo condusse in camera sua. Si ristese sotto il suo piumone. Hinata era ancora fermo in piedi nella sua stanza.
Lo guardò alzando un sopracciglio, Hinata si sbrigò e si mise sotto le coperte. Poggiò la testa sul cuscino e si sistemò il piumone a coprirsi bene la nuca.
- Come è andata la partita? -, chiese Kageyama.
- Bene -.
Sapevano entrambi che Kageyama l’aveva vista, ma Hinata cominciò a raccontargli tutte le cose che era riuscito a notare guardandola dagli spalti per una volta. Mentre parlava, la sua voce cominciò a farsi sempre più bassa e assonnata, fino a che le parole non divennero un borbottio indistinto e poi solo un respiro regolare.
Kageyama ridacchiò tra sé – non conosceva nessuno che riuscisse ad addormentarsi mentre ancora parlava. Allungò una mano e gli spostò una ciocca di capelli dal viso, Hinata dormiva con la bocca leggermente aperta e sbavava. Stava ritirando la mano quando si bloccò di scatto.
La cosa gli era sfuggita la mano.
Il suo rapporto con Hinata era inevitabilmente cambiato, ma non riusciva a capire quando fosse successo. Si chiese cosa avrebbe dovuto fare per impedirlo – si chiese se avrebbe dovuto farlo.
Ma con il respiro regolare di Hinata che dormiva al suo fianco e il suo calore che riscaldava l’intera stanza, il sonno stava cominciando a far presa anche su di lui.
Si avvicinò un po’ di più e chiuse gli occhi.
Il resto sarebbe stato un problema per il Kageyama del giorno dopo.