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Titolo: the sweetest enticement
Fandom: Jujutsu Kaisen
Missione: M1 - Age difference
Parole:10.155
Rating: NSFW
Notes: Age difference

Sukuna tamburellò l’anello che portava al pollice sul volante dell’auto. Era bloccato nel traffico da meno di dieci minuti e già non ne poteva più. Aveva già avuto una giornata infernale, voleva solamente tornare a casa e quel rallentamento era veramente l’ultima cosa di cui aveva bisogno. A quanto aveva detto la radio, c’era stato un incidente pochi chilometri più avanti che aveva completamente congestionato il traffico. Sukuna sperò che chiunque fosse rimasto coinvolto si fosse fatto male. Solo quello avrebbe giustificato il farlo arrivare tardi a casa di giovedì sera, sebbene a malapena.

Sukuna guardò per un momento il proprio riflesso nello specchietto retrovisore. Le rughe intorno ai suoi occhi erano aumentate nel corso degli ultimi mesi. Ecco quello che succedeva ad essere circondato da incompetenti a lavoro.

Procedettero a passo d’uomo fino alla svolta successiva, che Sukuna scelse di prendere. Ci avrebbe messo di più a tornare a casa, ma almeno non sarebbe stato imbottigliato.

Arrivò a casa che era già buio. Parcheggiò la macchina sul vialetto di casa e la chiuse puntando il telecomando dietro alle sue spalle, senza neanche dargli una seconda occhiata, accontentandosi di sentire la serratura scattare dietro di lui.

Le luci di casa erano accese. 

Aprì la porta con cautela, e so tolse le scarpe all’ingresso per mascherare il rumore dei suoi passi. Teneva l’orecchio teso a qualunque rumore arrivasse dall’interno della casa. Sentì un’esplosione e poi delle risate raggiungerlo dal salotto in fondo a destra. Yuji. E qualcun altro che non riusciva a riconoscere.

Si passò una mano tra i capelli e entrò in salotto, allentando la cravatta intorno al collo. Yuji, con un pezzo di pizza in bocca e i piedi sul divano di pelle bianca, si voltò a malapena verso di lui, più interessato all’anime che andava sul megaschermo del suo salotto. Dalla televisione arrivò un’altra esplosione. 

“Oh, Sukuna,” disse Yuji. “Abbiamo preso la pizza. In cucina c’è la tua.”

Più premuroso di quanto avesse pensato, ma era anche abbastanza convinto che Yuji avesse usato i suoi soldi per prenderla, quindi forse non così tanto. Soprattutto perchè Yuji sapeva perfettamente quanto Sukuna odiasse la pizza, e la pizza da asporto in particolare: era un cibo privo di classe, da mangiare con le mani. Non aveva la minima finezza. Per non parlare del fatto che non assomigliava minimamente alla pizza che aveva mangiato in Italia. 

Sukuna potè vedere la luce furba negli occhi di Yuji fissi su di lui e non riuscì a trattenere un sorriso, che fece in modo di nascondere dando le spalle ai due ragazzi mentre si liberava della giacca. 

Il moccioso si divertiva a infastidirlo con quei dispetti, pensando di essere diverso da lui, migliore. Fisicamente non potevano esserci dubbi sulla loro parentela. Ogni volta che guardava Yuji rivedeva il volto che per anni aveva visto allo specchio tutti i giorni, ma erano quelli i momenti in cui Sukuna rivedeva di più sè stesso in lui. Era in quei momenti che Yuji gli rendeva evidente quanto gli somigliasse non solo fisicamente. Erano i momenti in cui si rendeva conto che Yuji era davvero suo figlio, nonostante caratterialmente non si assomigliassero minimamente al di fuori di quei momenti.

Sukuna andò a sedersi pesantemente sulla poltrona accanto al divano, anche quella di pelle bianca.

“Non mi avevi detto che saresti tornato per le vacanze,” disse.

“Ti ho incasinato i piani?” rispose Yuji, con l’aria di chi non si sarebbe dispiaciuto affatto se Sukuna gli avesse detto che era così.

“Non ho piani che tu possa incasinare.”

L’amico di Yuji osservava lo scambio in silenzio, studiava il viso di Sukuna con fare incuriosito, ma non sembrava intimidito e quello era una novità. Tutti gli amici di Yuji avevano sempre provato timore nei suoi confronti - cosa che non mancava mai di trovare divertente in tutta onestà. Ma questo sembrava fatto di una pasta diversa.

Interessante.

Sukuna si rivolse a lui. “E tu chi sei?”

“Fushiguro Megumi,” rispose quello, voce chiara e senza alcuna traccia di nervosismo.

“Megumi, eh. Il coinquilino.”

“Fushiguro,” lo corresse quello, con voce ferma.

Sukuna rise. Interessante veramente. “Fushiguro,” concesse Sukuna.

Si alzò dalla poltrona e prese la sua pizza dalla cucina. Prese anche una birra dal frigorifero, e tornò a sedersi sulla poltrona. La aprì con l’accendino preso dalle sue tasche e ne bevve un lungo sorso, rilassandosi contro lo schienale della poltrona.

“Che ci fai qui?” chiese a Yuji.

“Siamo solo in appoggio. Stanno approfittando delle vacanze di primavera per fare dei lavori alla palazzina e non potevamo restare lì. E Fushiguro non aveva voglia di tornare a casa sua.”

Sukuna vide Fushiguro lanciargli un’occhiataccia, ma non disse nulla. Yuji tornò ad ignorarlo,  mise nuovamente play all’anime che stavano guardando e cominciò a commentarlo insieme a Fushiguro, ignorando completamente la sua presenza. I commenti di Fushiguro erano brevi e puntuali, frecciate secche di fronte ai continui mugugni di Yuji. Quei due erano diametralmente opposti, e Fushiguro non aveva nulla in comune con tutti gli amici che Yuji aveva portato a casa negli anni - quel ragazzo aveva sempre avuto una strana passione per il raccattare randagi vari in giro.

Sukuna continuò a studiare quel ragazzo. Aveva qualcosa di familiare, nella forma della bocca, nel modo di muoversi.

Non riusciva ad immaginare dove potesse averlo incontrato in precedenza, e se davvero lo avesse fatto era piuttosto sicuro che l’avrebbe ricordato: c’era qualcosa in quel ragazzo che rendeva impossibile staccargli gli occhi di dosso.

I suoi movimenti erano eleganti, le leve lunghe del suo corpo lo rendevano aggraziato, ricordavano un ballerino, qualcuno che avesse piena coscienza dei movimenti del proprio corpo e non facesse mai movimenti superflui. Il suo modo di muoversi era come quello di parlare, secco, essenziale, efficace.

Affascinante.

Fushiguro si voltò nella sua direzione e non abbassò lo sguardo nè mostrò tracce di incertezza quando vide che Sukuna lo stava guardando. Quando distolse lo sguardo, fu solo perché in qualunque cosa stessero guardando stava succedendo qualcosa di grosso, un colpo di scena che avrebbe cambiato tutto, almeno a giudicare dalla reazione di Yuji. Sukuna rimase impressionato dalla sicurezza che Fushiguro aveva dimostrato in quel momento.

I giorni che avrebbero trascorso lì si promettevano interessanti, adesso.

Sukuna lasciò la pizza intoccata davanti a lui, prese il pacchetto di sigarette dalla tasca e se ne accese una, bevendo anche un altro sorso di birra. Recuperò il portacenere di cristallo dal tavolino da caffè e se lo appoggiò sulla coscia.

Yuji storse il naso quando l’odore di fumo lo raggiunse.

“Potresti anche andare fuori, disse,”

“E’ casa mia,” gli rispose Sukuna, prendendo un’altra boccata di fumo. “Faccio quello che mi pare.”

Yuji si alzò infastidito e spense il televisore. “Andiamo, Fushiguro,” disse. “Ce lo possiamo finire in camera.”

Fushiguro si alzò dal divano e lo seguì educatamente in camera, senza voltarsi a guardarlo nuovamente.

Sukuna sorrise tra sé, prese un’altra boccata di sigaretta prima di spegnerla nel posacenere. Aveva vinto anche quella volta.


Sukuna salì in camera sua, al secondo piano. Passando davanti alla camera di Yuji poteva sentire i due chiacchierare fittamente, ma oltre a il borbottio dietro alla porta non riusciva a distinguere con esattezza le parole pronunciate. Non che gli interessasse poi molto.

Sukuna si tolse di dosso il completo del lavoro e indossò dei più comodi vestiti da casa, si stese sul letto con la schiena appoggiata alla spalliera e il laptop sulle gambe, già parzialmente eccitato per quello che avrebbe visto da lì a poco.

Aprì il suo sito di camboy preferito, e andò direttamente sul profilo del suo prediletto del momento. La live non era ancora cominciata, bene così.

Aprì il suo profilo per dare un'altra occhiata alle sue foto. Aveva preso l'abitudine di scattarsi un paio di foto con tutti i vestiti che gli venivano regalati dai fan, e alcuni di quegli outfit... Sukuna non poteva dire di odiarli. Nonostante non fosse mai stato un fan della lingerie, Sukuna doveva ammettere che addosso a quel ragazzo assumeva tutto un altro senso. L'idea di mandargli qualcosa in passato l'aveva accarezzato, ma non voleva essere come tutti gli altri. I regali che gli aveva fatto fino a quel momento erano stati di tutt'altro genere, come ad esempio il telefono che utilizzava per fare quelle foto. Sapere che Blessing non poteva non pensare a lui quando si scattava una foto con i vestiti che qualcun altro gli regalava faceva scorrere un brivido di eccitazione lungo il suo corpo ogni volta che ci pensava. Non voleva essere uno di quei pervertiti che gli mandavano solo cose da camera da letto, facendogli incarnare le loro fantasie, no. Sukuna voleva regalargli cose che potesse utilizzare anche al di fuori della sua camera, anche al di fuori del suo lavoro. Voleva penetrare nella sua vita quotidiana, nei suoi pensieri di tutti i giorni, non essere relegato in una camera buia e dimenticato non appena chiudesse la webcam. Non faceva per lui. In nessuna delle foto, Blessing si mostrava senza maschera. Non sapeva se lo avesse fatto apposta o meno, ma il mistero non faceva che renderlo più intrigante ai suoi occhi. L'idea che al di fuori non sapessero della sua identità rendeva ancora più profondo il sentimento che Sukuna provava nel regalargli cose che anche altri, fuori da quel contesto, avrebbero visto.

Scorrendo le foto, arrivò all'ultima che Blessing aveva caricato. Era un foglio bianco, nella sua calligrafia - ordinata, pulita ed elegante, proprio come era lui - annunciava che si sarebbe preso una settimana di hiatus, che si sarebbe fatto una breve vacanza con gli amici, che ringraziava tutti per il sostegno e che sarebbe tornato presto.

Sukuna si appoggiò contro la testiera del letto e chiuse la schermata con un gesto secco. Da una parte era contento che quel ragazzo si potesse fare una vacanza, dall'altra era infuriato: come osava dargli buca in quel modo. Era frustrato e sessualmente frustrato allo stesso tempo, e non sapeva bene come gestire la cosa. Aprì nuovamente il sito, navigando un po' alla ricerca di qualcun altro che facesse al caso suo, ma le ragazze erano terribilmente finte nel loro modo di gemere, al punto che irritavano le sue orecchie e glielo facevano ammosciare, mentre i ragazzi erano terribilmente noiosi. La verità era che probabilmente Blessing lo aveva rovinato. Sukuna non sapeva se fosse un attore eccezionale o se si divertisse veramente a fare quello che faceva, ma nei suoi stream non dava mai la sensazione di star solo facendo quello che vendeva. Quello che aveva trovato trascinante di lui sin dal primo streaming era proprio il fatto che sembrasse sempre avere in mano lo scettro, e ne sembrasse perfettamente consapevole. La maggior parte degli streamer erano servili, ma lui... Blessing era un re, e loro meri mortali a cui era gentilmente concesso di assistere allo spettacolo. In nessun altro Sukuna trovò le stesse vibrazioni.

Chiuse lo schermo del pc con un gesto stizzito e si mise a dormire.


Nei giorni successivi si videro poco e niente, in sprazzi e momenti scollegati. Yuji passava la gran parte del suo tempo fuori casa, Fushiguro sempre al seguito, come un'ombra. Non parlava molto, non davanti a lui almeno, ma poteva sentire come lui e Yuji fossero sempre intenti in qualche conversazione profonda ogni volta che erano insieme nella stessa stanza. Ogni volta che passava davanti ai suoi occhi, Sukuna non poteva fare nulla se non fissare gli occhi su di lui. L'impressione di averlo già visto non voleva lasciarlo libero, continuava ad interrogarsi sul come e sul quando avesse avuto la possibilità di venire in contatto con qualcuno della stessa età di suo figlio. Sul lavoro era improbabile, era circondato da gente decisamente più anziana di lui, che nonostante fosse a capo della compagnia da anni - e con successo - continuava a guardarlo dall'alto in basso e a considerarlo troppo giovane per assumere quel ruolo. Non che gli importasse, pregustava solo il momento in cui avrebbe potuto ufficialmente licenziarli - e lasciali senza buonuscita.

Sukuna aveva bisogno di un'occasione, di un momento di calma per osservare Fushiguro più da vicino. Quel ragazzo lo incuriosiva ad un livello profondo e Sukuna non riusciva a capire il motivo. Trovava la cosa profondamente irritate, come una sorta di prurito di cui non riusciva a localizzare il punto di origine nel suo corpo. Era qualcosa di nervoso e profondo, e Sukuna aveva intenzione di andare in fondo alla cosa e trovare le risposte che stava cercando.

E forse un modo c'era.

Era tornato dal lavoro e aveva trovato la casa vuota. Poco dopo sentì la porta aprirsi, Yuji stava ridendo per qualcosa. Lo sentì chiedere se avrebbero dovuto ordinare cinese per cena, lo sentì dire che avrebbero potuto usare i soldi di Sukuna ancora una volta.

Non diede tempo a Fushiguro il tempo di rispondere.

Si affacciò sul corridoio, Yuji non battè ciglio al pensiero che fosse già a casa e che potesse aver sentito quello che aveva detto.

"Andate a cambiarvi," disse in un tono che non ammetteva repliche. "Stasera si cena in un posto decente."


Fushiguro scese le scale prima di Yuji. Sembrava si fosse impegnato veramente. Rispetto alle felpe sformate con cui lo aveva visto nei giorni precedenti, indossava una camicia e un paio di jeans scuri.

"Il moccioso non è pronto?" chiese Sukuna spegnendo la tv che si era messo a guardare in attesa che i due fossero pronti. Anche lui si era cambiato, ma ci aveva messo molto meno di quanto ci stessero mettendo i due ragazzi. Se suo figlio fosse stato diverso, se fosse stato più simile a lui anche su quell'aspetto, Sukuna sarebbe stato sicuro che stessero scopando sotto la doccia.

Sukuna lo studiò per un momento, poi sorrise. Improvvisamente era tutto chiaro, tutto aveva un senso. Sukuna si prese un momento per studiare meglio il modo in cui si era vestito, e anche gli utlimi dubbi vennero spazzati via. Anche le tempistiche coincidevano.

Sukuna avrebbe riconosciuto quella camicia ovunque. Ricordava di essere andato in negozio per comprarne una nuova per sè stesso, ricordava il modo in cui l'occhio gli fosse caduto su quella camicia scura allo stand acccanto. Ci aveva passato le mani sopra, il cotone era delicato e morbido sulla pelle. Ricordava di aver pensato come quella camicia avrebbe donato a qualcuno con la pelle chiara, il contrasto che avrebbe potuto creare con le cosce lunghe e nude. Ricordava di averla comprata di istinto, di essere tornato a casa e di averla spedita a un indirizzo preciso.

Sukuna aveva regalato quella stessa camicia a Blessing.

L'idea era plausibile, aveva senso. Ma quante potevano essere le possibilità? Sukuna mise il pensiero da parte, pronto per essere analizzato più nel dettaglio.

Yuji scese le scale, distrendolo effettivamente dallo studiare come quella camicia stesse addosso a Fushiguro. Se era veramente chi pensava che fosse, Sukuna aveva avuto ragione su tutta la linea. Il colore della camicia faceva risaltare il colore dei suoi occhi, il taglio delle maniche metteva in risalto le leve lunghe delle sue braccia, rendendo ogni movimento leggero ed elegante. Una delle cose che più lo aveva colpito di Blessing era stata la sua grazia nel muoversi, e che fosse o non fosse Fushiguro quella era una qualità che entrambi condividevano.

Sukuna era contento che gli anni che aveva speso a insegnare a Yuji a presentarsi in maniera adeguata ad ogni occasione non fossero stati buttati nel cesso da due semestri di università passati indossando solamente felpe di gruppi musicali sconosciuti.

Fece entrare i ragazzi in macchina. Era abituato a vedere le espressioni stupite degli amici di Yuji dopo che vedevano la sua macchina per la prima volta - l'ultima era una BMW sportiva, di un nero lucido e brillante. Fushiguro non si scompose. Senza indugi aprì la portiera posteriore della macchina e si mise a sedere.

O non gli interessavano le macchine, o era più abituato di quanto avesse creduto a vedere macchine di lusso. La seconda ipotesi avrebbe cozzato abbastanza con l'ipotesi che si era formata nella mente di Sukuna. Se veramente fosse stato abituato a quel livello di vita, perchè ritrovarsi a fare il camboy? Forse per far indispettire la sua famiglia? Quello avrebbe spiegato la maschera. Ma non aveva mai avuto l'impressione che Blessing mentisse. Ricordava di quando aveva parlato del suo cellulare - aveva deciso di comprargliene uno. All'epoca il suo interesse per lui era stato... Non poteva dire innocente. Il suo interesse per lui non era mai stato innocente, ma non aveva avuto secondi fini in quell'occasione. Ancora lo conosceva da molto poco. Aveva solo pensato che fosse un ragazzo solo, all'università e impossibilitato a chiamare la sua famiglia o sentire gli amici. In quel momento aveva pensato a Yuji. Il loro rapporto era quello che era, ma comunque una volta a settimana si sentivano al telefono.

In quelle occasioni non aveva mai avuto la sensazione che Blessing mentisse.

Provò anche a pensare se avesse mai incrociato qualche Fuhiguro per lavoro, ma quel cognome gli risultava completamente sconosciuto.

Sukuna, al volante, approfittava delle fermate ai semafori per gettare occhiate a Fushiguro dallo specchietto retrovisore, cercando di capire se potesse veramente essere chi pensava che fosse.

Fushiguro aveva gli occhi fissi su di lui, e la cosa fece ruggire il suo ego smisurato. Sukuna seguì la linea del suo sguardo e notò che Fushiguro stava osservando le sue mani sul volante. Il suo sguardo era sicuramente interessato. Sukuna sorrise, e tornò a concentrarsi sulla strada.

Il ristorante dove aveva scelto di portare i ragazzi non era lontano. Era un ristorante italiano in cui aveva già portato Yuji in un paio di occasioni - l'ultima era stata la sera in cui aveva saputo di essere stato accettato all'università. L'entrata era affollata dalle persone in attesa del loro tavolo. La maggior parte, nonostante avessero tirato fuori quelli che erano evidentemente i vestiti migliori che possedevano, non erano minimamente all'altezza della situazione, plebei che cercavano di vivere una vita che non gli apparteneva, anche solo per una notte. Sukuna li guardò arricciando il naso. Si fece largo tra quella marmaglia fino a raggiungere il podio del maitre di sala.

"Ha prenotato?" gli chiese quello, alzando a malapena lo sguardo dal suo registro.

"No"

"Allora mi dispiace, ma-"

"Il nome è Ryomen Sukuna"

Il maitre spalancò gli occhi, fece un passo indietro e fece un piccolo inchino, sbiancando leggermente. "La prego di attendere un momento. La farò accompagnare subito al suo tavolo."

Sukuna si divertiva sempre a vedere il panico suscitato dal solo pronunciare il suo nome. Solo quello sarebbe bastato a farlo entrare in qualunque luogo in almeno metà del paese.

Sentì gli occhi di qualcuno bruciargli sulla pelle. Si voltò alla sua destra, e lì trovo Fushiguro che lo guardava intensamente, il volto impassibile. Sukuna gli indirizzò un mezzo sorriso derisorio, ma non disse nulla.

"Itadori ha ragione," disse Fushiguro. "Sei veramente uno stronzo." Gli voltò le spalle e si allontanò, probabilmente per tornare da Yuji.

Sukuna scoppiò a ridere. Da anni nessuno gli diceva più in faccia una cosa del genere, troppo spaventati per le conseguenze - se non andava errato, l'ultima persona a dirgli una cosa del genere era stata proprio la madre di Yuji, la sera in cui si erano conosciuti, la sera in cui Yuji era stato concepito. Sukuna aveva ventitré anni e si era ritrovato incastrato in una cena di lavoro del padre. Lei era la figlia del direttore di un’altra azienda, quella con cui suo padre sperava di cominciare affari in futuro. Erano stati entrambi annoiati, avevano condiviso fin troppe sigarette fuori dal locale. Lei non gli aveva tolto gli occhi di dosso per tutta la sera, ma non aveva mai nascosto di trovarlo spiacevole. Dopo la cena avevano diviso un taxi, e dopo quella la camera di un albergo di lusso. Sukuna era andato via prima che lei si svegliasse e non l’aveva più sentita per dieci anni. 

Sì, gli piaceva lo spirito di quel ragazzo.

Il maitre tornò pochi attimi dopo, guidandoli al loro tavolo. Gliene aveva trovato uno particolarmente bello, accanto ad una finestra che si affacciava sui giardini del locale, situato in una vecchia villa nobiliare. I giardini sembravano estendersi all’infinito, i fiori che li adornavano avevano colori brillanti anche in piena notte. 

La vista sembrò riuscire a impressionare Fushiguro, che guardò con attenzione fuori dalla finestra. Sukuna sorrise soddisfatto. Aveva ancora i suoi assi nella manica.

Yuji prese il menù dal cameriere e cominciò a scorrerlo, sapendo quello che stava facendo. Con somma sorpresa di Sukuna anche Fushiguro sembrava muoversi bene in quell'ambiente. Si solidificò in Sukuna l'idea che Fushiguro fosse abituato a quell'ambiente. Anche il modo di muoversi tradiva il fatto che fosse abituato a stare in quegli ambienti, il suo atteggiamento era corretto e posato, figlio dell'alta società.

Quel ragazzo si stava dimostrando sempre più interessante. All'arrivo del cameriere Fushiguro ordinò per se, sicuro delle sue scelte e con il fare vagamente arrogante che l'alta società riservava sempre a chiunque appartenesse alla categoria del personale di servizio. Sukuna era anche d'accordo con le sue scelte, il ragazzo aveva gusti sofisticati e eleganti, esattamente come i suoi.

Sukuna ordinò anche il vino, e quando arrivò ne versò un bicchiere ad entrambi, prima Fushiguro e poi Yuji, che lo guardò con il sopracciglio alzato.

"Uh, non fare quella faccia," disse al figlio. "Come se non sapessi che bevete all'università. Almeno questa sera bevete qualcosa che valga la pena bere, e non la birra di merda che avete nel frigo."

Yuji non potè replicare, ma intervenne Fushiguro. "Non è birra di merda," disse deciso. "E' birra economica."

Sukuna scrollò le spalle, "Stessa cosa," disse con sufficienza.

"Non esattamente"

L'arrivo degli antipasti interruppe la conversazione. Fushiguro, che all'arrivo aveva appoggiato la giacca sulla spalliera della sedia, si alzò le maniche della camicia, piegandole ordinatamente, fino ad avere parte dell'avambraccio scoperto. Appoggiò le braccia elegantemente sul tavolo, come si imparava solo alle tavole dell'alta società. Sukuna studiò la sua postura, e lo sguardo gli cadde sul braccialetto che portava al polso.

Era un semplice bracciale in piastre d'acciaio, in quella centrale, piccola e nera, c'era l'immagine di un gatto seduto elegantemente, con la coda a circondargli le zampe.

Sukuna conosceva quel bracciale. Lo aveva regalato a Blessing un paio di mesi prima. E se la camicia da sola non provava niente, la camicia e il bracciale insieme erano una prova. Quel ragazzo era Blessing. Non c’erano dubbi. E adesso che lo sapeva riusciva a vedere la somiglianza tra i due, le leve lunghe e l’eleganza nel muoversi, la grazia naturale che circondava ogni suo movimento come una luce soffusa. 

Il bracciale era semplice e d'effetto, e quel gatto gli aveva ricordato il suo modo di muoversi. Sukuna lo aveva visto nella vetrina di una gioielleria. All'interno del negozio aveva anche trovato l'anello nero che aveva preso a indossare al pollice, una semplice fascia nera, ma che gli piaceva particolarmente come gli stava addosso.

Quei due oggettini non li aveva pagati molto. Quando il cassiere della gioiellerie Sukuna era rimasto effettivamente sorpreso di scoprire quanto stesse spendendo in tutto. Una cifra veramente irrisoria, soprattutto per lui, abituato a spendere diversamente. Eppure, l'effetto che quel bracciale faceva sul braccio di Fushiguro valeva cento volte quanto lo avesse pagato.

"Capisco quello che volevi dire," ammise Sukuna, cominciando a mangiare il proprio antipasto. Fushiguro non fece domande, Sukuna non avrebbe avuto comunque alcuna intenzione di approfondire. Non riusciva a smettere di pensare al fatto che stava vedendo quello che aveva sempre immaginato, Blessing che portava un pezzetto di lui al di fuori della camera, nella vita di tutti i giorni, addirittura in vacanza. Si sentiva come dopo aver vinto una partita a scacchi con un avversario particolarmente abile, o come dopo essersi assicurato un contratto particolarmente vantaggioso per la propria compagnia.

Yuji mangiò in silenzio, troppo concentrato sul proprio cibo, e parlò solo per chiedere se potesse assaggiare le cose che Fushiguro aveva ordinato. Da lì i due non smisero mai di parlare, gli argomenti si susseguivano, e l’espressione di Fuhiguro si aprì. Sukuna era contento di stare lì ad osservarli. Era contento che Yuji avesse trovato qualcuno così, anche se non l’avrebbe mai ammesso ad alta voce. A vederli al tavolo così, la loro amicizia sembrava veramente improbabile. Sukuna si chiede se Yuji sapesse del lavoro di Fushiguro, ma guardando la loro complicità non potevano esserci troppo dubbi al riguardo. Gli venne in mente la richiesta improvvisa di cuffie antirumore che Yuji gli aveva fatto qualche mese prima - e se Yuji poteva evitarlo, evitava sempre di chiedergli soldi, in quella occasione non si era fatto scrupoli: gli aveva mandato un link di un paio tra le più costose che ci fossero in circolazione, gli aveva detto che erano per studiare e Sukuna non era stato molto convinto, ma gliele aveva comprate senza battere ciglio. Ora quell'acquisto, e quella urgenza nel farlo, cominciavano ad assumere contorni completamente diversi. 

Durante la cena, Sukuna poteva sentire lo sguardo di Fushiguro corrergli addosso in più di una occasione. I suoi occhi sembravano soffermarsi soprattutto sulle sue mani. Sukuna non riuscì a trattenere un sorriso soddisfatto, evidentemente qualunque interesse stesse sentendo per il ragazzo era almeno in parte ricambiato, al di sotto degli strati di irritazione che gli aveva mostrato fino a quel momento. Sukuna cominciò a muovere le mani più lentamente nel tagliare il cibo, facendo attenzione al fatto che Fushiguro notasse ogni movimento delle sue dita. Se voleva guardare, gli avrebbe offerto uno spettacolo.


Sukuna sentì gli occhi di Fushiguro su di lui per il resto della serata. Il suo sguardo, inizialmente timido, si fece via via più intraprendente, probabilmente aiutato anche dal vino che continuava a scorrere. I suoi occhi gli ricordavano quelli di un gatto, attenti ad ogni minimo movimento che facesse. Sukuna si sentiva a suo agio sotto quello sguardo, gli piaceva essere osservato in quel modo. 

Arrivati al momento del dolce, Fushiguro lo sorprese di nuovo, quando decise di ordinare il dessert - tiramisù alle fragole. Non aveva l'aria di un amante dei dolci, ma Yuji non sembrava sorpreso dalla cosa e, nonostante non fosse un amante dei dolci, anche lui ne ordinò uno, per non lasciare da solo l'amico - prevedibilmente, scelse il dolce con più cioccolato al suo interno, rimaneva sempre un ragazzino. Sukuna si limitò ad ordinare un amaro, i dolci non avevano mai fatto per lui.

Quando arrivò il dolce, per la prima volta da quando Fushiguro era entrato in casa sua, Sukuna lo vide abbandonare la maschera di compostezza e decoro. I suoi occhi si illuminarono, un piccolo sorriso, uno dei più dolci che Sukuna avesse mai visto, si formò sulle sue labbra. Per un singolo momento, Fushiguro sembrò un ragazzo normale davanti al suo piatto preferito, e non un figlio dell'alta società costretto in un vestito troppo stretto. Sukuna trovò di nuovo a chiedersi se fosse cresciuto nell’alta società.

Ogni cosa di quel ragazzo restava un mistero, ma quella piccola consapevolezza che Sukuna aveva guadagnato su di lui aveva il sapore della vittoria.

Il modo in cui Fushiguro mangiava il dolce era contagioso, faceva venire voglia anche a lui. Era la stessa cosa che succedeva nei suoi stream, il suo modo di godersi le cose gli creava una luce intorno, faceva venire voglia di continuare a guardarlo mentre godeva onestamente di quello che stava facendo. Sembrava essere un riflesso del suo essere diretto, che lo portava a godersi le cose in una maniera pura e affascinante.

In un certo senso, quell'energia che emanava da lui diede a Sukuna l'ultimo pezzo del puzzle per convincersi che, davanti a lui, aveva proprio quel Blessing che tante serate aveva passato ad osservare.

Adesso restava solo da capire cosa fare con quella conoscenza.


Sukuna tirò su le maniche della camicia prima di rimettersi in macchina, allentò la cravatta e slacciò i primi bottoni della camicia. Dallo specchietto retrovisore, poteva vedere il modo in cui Fushiguro non gli staccava gli occhi di dosso, ogni parvenza di disinteresse ormai abbandonata. In particolare gli occhi di Fushiguro scorsero più volte le sue braccia, soffermandosi sui tatuaggi sul suo braccio - dure righe nere che giravano interamente intorno all’avambraccio. Sukuna esultò internamente, il suo piano aveva funzionato. Sukuna si chiese che espressione avrebbe fatto Fushiguro alla vista degli altri tatuaggi, quelle linee che gli ornavano il petto e le spalle. Li avrebbe guardati con lo stesso desiderio negli occhi? Ne avrebbe seguito le linee con i polpastrelli, con quelle dita lunghe e chiare di cui Sukuna aveva memorizzato la forma durante la cena? La verità era che Sukuna non era messo tanto meglio rispetto a Fushiguro, era abbastanza sicuro che anche nei suoi occhi, se fosse stato in grado di leggerlo, Fushiguro avrebbe letto la stessa cosa che lui leggeva nei suoi. Semplicemente, con gli anni e con l’esperienza, Sukuna aveva imparato a nascondere meglio le tracce di qualunque emozione dal suo viso. Non sapeva dire se quello fosse stato una conseguenza o la causa del suo successo sul lavoro, fatto sta che aveva sempre funzionato per lui e non aveva intenzione di cambiare adesso per quel ragazzino.

Sukuna continuò a bearsi interiormente dello sguardo del ragazzo. Un paio di volte i loro sguardi si incontrarono nello specchietto retrovisore, e ogni volta Fushiguro lo distoglieva di colpo, tornando a guardare fuori dal finestrino. La cosa lo faceva sorridere. Nonostante il suo lavoro, un'aria di innocenza poteva ancora vedersi intorno a Fushiguro, e Sukuna era ogni momento più curioso di capire come sarebbe stato una volta tolti di mezzo tutti quegli strati di impostazione, serietà e decoro. Aveva già visto quel corpo contorcersi dal piacere, ma l'idea di vederlo contorcersi dal piacere sotto di lui aveva totalmente un altro sapore.

Sukuna dovette spostare i pensieri altrove, per evitare di farsi venire un'erezione alla guida.

Una volta arrivati in casa, Fushiguro e Yuji scapparono di sopra, nelle loro stanze, ancora prima che Sukuna fosse uscito dalla macchina. Li sentì uscire di casa poco dopo, esattamente come tutte le sere. Sukuna non ne fu sorpreso, già l'aver passato l'intera serata con lui doveva essere stato complicato per Yuji.

La madre lo aveva scaricato da lui quando ormai Yuji aveva dieci anni, da quel momento in poi non si era mai più fatta viva. Fino a quel momento Sukuna non aveva la minima idea di avere un figlio. Ricordava la madre, la nottata che avevano passato insieme, ma dopo quella sera non si erano più visti e Sukuna aveva quasi dimenticato la sua esistenza, fino al giorno in cui si era presentata da lui con quel ragazzo, dicendogli che era suo figlio.

Sukuna aveva fatto tutti gli esami del caso per assicurarsi che fosse la verità.

Da quel momento Yuji era rimasto con lui, ma non poteva dire che tra di loro fosse mai nato dell'affetto. Sukuna si era preso cura di lui come aveva potuto, ma non era mai stato portato per fare il padre. Aveva a modo suo educato Yuji, gli aveva insegnato il modo di comportarsi nel mondo se voleva avere successo, se voleva essere preso seriamente, e gli piaceva pensare che quelle lezioni gli sarebbero state più utili nella vita delle cose che non aveva potuto dargli.

Sukuna salì in camera, e passando davanti alla camera di Yuji potè sentire i due ragazzi borbottare qualcosa dietro la porta. Che senso avesse aver dato a Fushiguro una camera separata se poi non la usava Sukuna non sapeva dirlo.

Sukuna si infilò sotto la doccia nel bagno adiacente alla sua stanza. Non riusciva a smettere di pensare a Megumi che indossava i suoi regali. Pensò a come sarebbe stato averlo su un letto, indosso solo quella camicia aperta e il bracciale che gli aveva regalato. Immaginò come sarebbe stato passare la lingua sul suo corpo, su quella pelle chiara, scoprire e coprire ogni centimetro del suo corpo. E immaginò come sarebbe stato averlo lì, in quella doccia con lui, con le ginocchia sul pavimento freddo della doccia, la testa sulla sua coscia. Avrebbe passato il naso sulla giuntura, fino a prendere in bocca la pelle delle sue palle, e poi sarebbe risalito, fino a prenderlo interamente in bocca. Sukuna portò una mano a toccarsi. Venne contro le pareti della doccia, immaginando come sarebbe stato sentire la gola di Megumi contrarsi intorno a lui. 

Tra l’orgamo appena avuto, il vino e la doccia, Sukuna crollò addormentato non appena si mise a letto. L’immagine di Megumi non lasciò mai le sue palpebre. 


Sukuna stava bevendo il suo caffè mattutino, appoggiato al bancone della cucina quando sentì il rumore di passi che scendevano rapidamente le scale. Yuji comparve in cucina, già vestito per uscire - Sukuna storse il naso nel vedergli indosso l'ennesima felpa orribile.

"Sei già sveglio," disse a Sukuna.

"Pensavi di uscire senza dirmelo?"

"Non mi cambia nulla"

"Dove stai andando?" chiese Sukuna, porgendogli una tazza di caffè. Non gli interessava particolarmente, sapeva che Yuji era ormai abbastanza grande per badare a sè stesso, era più che altro curioso.

"A trovare Junpei. E' a casa per le vacanze"

Junpei. L'amico con i capelli neri e lunghi. Tra i suoi amici era sempre stato quello che aveva più paura di Sukuna, e Sukuna lo aveva sempre trovato divertente.

"E il tuo amico?"

"Fushiguro? Sta dormendo, non volevo svegliarlo. Non ha dormito molto ultimamente"

Sukuna si chiese se avesse a che fare con gli stream, ma finivano sempre abbastanza presto. Probabilmente era per via degli esami allora. Yuji non parlava mai molto di quello che faceva all’università, ma durante le loro chiamate settimanali lo aveva sentito piuttosto stanco ultimamente. Immaginava che per Fushiguro non fosse stato molto diverso. Sukuna non aveva idea di come fosse l’università. Uscito dal liceo, nonostante non avesse voluto, suo padre lo aveva preso a lavorare nella compagnia. Era partito dal rango più basso e lentamente aveva fatto la sua scalata. 

Yuji lo guardò dritto negli occhi prima di uscire dalla cucina, bloccandosi per un momento sulla porta. "Non fare lo stronzo con lui"

Sukuna sorrise, un sorriso che non prometteva nulla di buono. "Io?" chiese, fingendosi sconvolto. "Non lo farei mai"

Yuji lo guardò infastidito, ma non disse nulla. Sukuna sentì la porta di casa chiudersi.

Sukuna si sedette con il suo tablet al tavolo della cucina, cominciando a controllare le email. Quel giorno il suo ufficio sarebbe rimasto inagibile per un problema alle tubature del quartiere, e gli sarebbe toccato lavorare da casa. Non gli era mai piaciuto particolarmente lavorare da casa, preferiva sempre vestirsi e indossare i panni che il suo lavoro richiedeva piuttosto che far entrare il lavoro nella fortezza della solitudine che aveva costruito per sè stesso. Sarebbe stato solo per un paio di giorni almeno.

Sukuna era già al secondo caffè quando vide Fushiguro scendere le scale. Indossava una maglietta bianca troppo larga per lui, la scritta sul davanti recitava "Yes. I am judging you". Appropriata, a Sukuna venne da ridere. Aveva un pantalone del pigiama grigio largo e i piedi scalzi.

Fushiguro alzò lo sguardo su di lui.

"Dov'è Yuji?"

"A trovare un amico"

Fushiguro annuì e si mosse direttamente verso la macchinetta del caffè, senza dire altro.

Sukuna aspettò che avesse in mano la tazza con il primo della giornata prima di parlare, negli occhi aveva ancora le immagini della complicità tra i due ragazzi a cui aveva assistito nei giorni precedenti.

“Allora,” cominciò. “Ti fai il moccioso?”

Fushiguro si strozzò con il caffè e Sukuna rise, rimanendo in attesa di una risposta. Fushiguro lo guardò con un’espressione disgustata, “No. Siamo amici.”

“Allora vorresti farti il moccioso”

Fushiguro lo guardò male. “No,” rispose ancora, ma Sukuna vide le sue guance tingersi di un leggero rossore. 

Sukuna scrollò le spalle. “Stavo solo chiedendo, non c’è bisogno di prendersela. Non mi racconta mai niente.”

“Non vedo perchè dovrei essere io a raccontarti qualcosa, allora”

Sukuna rise di nuovo. Gli piaceva quel ragazzo. A vederlo così, con ancora il pigiama addosso e i capelli scompigliati, aveva qualcosa di più vulnerabile delle altre volte che lo aveva visto.  Sukuna si alzò dal suo posto al bancone della cucina e si avvicinò a Fushiguro, che aveva ripreso a bere il suo caffè appoggiato contro il mobile della cucina. Gli si parò davanti, e si allungò dietro di lui per prendere una nuova tazza di caffè dalla brocca.

Fushiguro alzò lo sguardo su di lui, le pupille leggermente dilatate, le labbra rosse schiuse e le guance arrossate. Sukuna poteva sentire il calore che il suo corpo, ancora caldo dalla nottata sotto le coperte, emanava. Fushiguro fece per spostarsi.

“Oh, non c’è bisogno di fare il timido adesso,” gli disse Sukuna. “Sappiamo entrambi che non lo sei. Non è così,” Sukuna si sporse di più verso di lui, con la scusa di prendere una bustina di zucchero alle sue spalle. Fushiguro era più basso di lui, e Sukuna si piegò fino ad avere le labbra alla stessa altezza del suo orecchio, “Blessing?”

Fushigurò si scansò d colpo da lui, guardandolo con gli occhi spalancati, improvvisamente pallido.

“Tu—”

“Su, su. Non c’è bisogno di aver paura adesso,” gli disse Sukuna, ma non fece nessuna mossa per avvicinarsi. “Sono un tuo fan, si può dire.”

Sukuna gli disse quale fosse il suo nick. Vide Fushiguro arrossire di colpo, dargli un’occhiata da capo a piedi con quegli occhi solitamente impassibili che adesso sembravano quelli di un cervo colpito dai fari di un’auto,  e scappare su per le scale.

Beh, si disse, poteva andare peggio. Prese un sorso del suo caffè e si mise nuovamente al lavoro. 


Sukuna ricordava la sera in cui, per la prima volta, si era imbattuto negli stream di Blessing. Aveva passato una pessima giornata al lavoro, si era messo a letto e aveva aperto il suo laptop, cercando qualcosa che gli permettesse di rilassarsi un po’ prima di dormire. 

Aveva scrollato un po’ su e giù per la homepage del sito, e lo sguardo gli era caduto su quel quadratino, dove un ragazzo con una maschera nera sugli occhi e una camicia bianca si stava sfiorando le cosce lunghe.

Sukuna aveva aperto ed era rimasto incantato. Si vedeva che il ragazzo era inesperto, probabilmente al suo primo live, ma aveva qualcosa nel modo di muoversi che rendeva impossibile staccargli gli occhi di dosso. Quando aveva chiuso lo stream, Sukuna gli aveva mandato un messaggio privato. 

Lo aveva preso in simpatia da quella volta, e da lì era diventato un cliente regolare dei suoi streaming. Quando, durante uno stream, aveva detto di essere rimasto senza cellulare Sukuna non aveva avuto dubbi sul mandargliene uno. Dopo quella volta avevano cominciato a scambiarsi dei messaggi privati, che si erano fatti via via più piccanti. Era un gioco per entrambi, una cosa divertente, una fantasia. Sukuna si era spesso masturbato durante quegli scambi, sperava che Blessing avesse fatto lo stesso, ma se anche non l’avesse fatto l’avrebbe capito: quello era lavoro per lui, e Sukuna non si era mai illuso che potesse esserci dell’altro. Ne’ aveva mai immaginato di portare la cosa su un piano fisico, nel mondo reale. Ma averlo visto dal vivo stava cambiando le carte in tavola. Adesso il desiderio di Sukuna era decisamente molto più reale. Voleva mettere le mani su quel corpo,vederlo fremere e tremare sotto di lui. Dargli quel piacere che Blessing in chat gli aveva confessato di essere riuscito a provare molto raramente con qualcuno.

Sukuna sorrise soddisfatto. Lui l’amo l’aveva lanciato e, se aveva giudicato bene Fushiguro, non sarebbe passato molto prima di avere la sua risposta, qualunque essa fosse.


Yuji rientrò in tarda mattinata. Portò Fushiguro a pranzo fuori per fargli conoscere Junpei, e passarono fuori l’intera giornata. Non tornarono a casa neanche per cena, e quando tornarono a casa si chiusero in camera per preparare i bagagli per il giorno dopo. Il loro treno partiva in tarda mattinata, ma non volevano essere costretti a svegliarsi presto per farli la mattina. 

Sukuna finì di lavorare e si chiuse in camera sua, sentendo ancora i due parlare nei corridoi di casa. Dopo un po’, sembrò che il silenzio fosse calato in tutta la casa.

Sukuna, stava guardando qualcosa sul suo pc, quando sentì bussare alla porta. Sorrise, prima di parlare.

“Avanti.”

Fushiguro entrò e si chiuse la porta alle spalle. Appoggiò la schiena alla porta di legno. Sukuna lo guardò senza dire nulla, in attesa che fosse lui a parlare. Aveva le mani appoggiate sulla porta dietro la sua schiena, le gambe incrociate e teneva lo sguardo basso.

“Mi hai scritto delle cose,” cominciò Fushiguro, la voce gli uscì probabilmente più tremante di quanto avrebbe voluto. “Le faresti sul serio?”

Oh dolce, dolcissimo Fushiguro Megumi. Diretto anche quando le gambe gli tremano e la voce sembra mancare. Incapace di tirarsi indietro. Come se Sukuna avesse bisogno di un motivo in più per apprezzarlo. Ma voleva di più, voleva vederlo arrendersi davanti a lui. Sorrise.

“Dovrai essere più preciso,” lo provocò Sukuna. “Ti ho scritto varie cose. A quali ti riferisci?”

Fushiguro alzò lo sguardo su di lui, aprì la bocca e la richiuse. Poi la aprì di nuovo, e quando parlò la sua voce aveva smesso di tremare e gli occhi erano tornati sicuri. "Hai detto che mi avresti fatto cambiare idea. Hai detto che avresti saputo come trattarmi. Erano solo parole, vecchio?"

In un secondo Sukuna fu fuori da letto, davanti a Fushiguro, premeva il suo corpo contro la porta. Poteva sentire il calore della sua pelle e il fiato corto, vedeva le pupille dilatate e il leggero rossore del suo viso evidente anche nella luce soffusa della camera. Sukuna gli mise una mano sulla nuca. La sua pelle era morbida e calda sotto le sue dita. Con il pollice gli accarezzò la giuntura della mandibola.

"Dovresti stare più attento a quello che desideri, Fushiguro Megumi" gli disse avvicinando il viso al suo. Fushiguro tremò visibilmente davanti a quel modo di pronunciare il suo nome, e Sukuna non se lo lasciò sfuggire. Era un’altra conoscenza utile da avere.

Fushiguro alzò la testa per avvicinarsi ancora un po'. Pochi centimetri separavano le loro bocche.

"Allora insegnamelo"

Sukuna sentì il suo fiato caldo sulle labbra. Lo tirò a sé per la nuca e chiuse la distanza tra di loro. Il bacio fu feroce, tutto lingua e denti. Sukuna sentiva Fushiguro sospirare nella sua bocca, mentre cercava di non rimanere senza fiato. La sua mancanza di esperienza era certamente compensata dall’entusiasmo. Sukuna voleva divorarlo. 

Se lo spinse ancora di più addosso, mettendogli una mano sul fianco. La sua vita era sottile sotto la sua mano, la linea del suo fianco elegante. Fushiguro si spinse di più contro di lui, più vicini di quanto non fossero. Fushiguro cominciò a spingerlo all’indietro, lontano dalla porta e verso il letto.

Sukna sorrise senza lasciare andare le sue labbra. Non si poteva dire che il ragazzo non fosse intraprendente o che non sapesse cosa voleva.

Poco prima che raggiungessero il letto, Sukuna ribaltò le loro posizioni e ce lo spinse sopra senza troppe cerimonie. Per un secondo Fushiguro, con i gomiti sul letto come se cercasse ancora di protendersi verso di lui, lo guardò dal basso all’altro, con le labbra arrossate e gli occhi lucidi. Era delizioso.

In un attimo, Sukuna fu nuovamnte su di lui, in mezzo alle sue gambe, e riprese a baciarlo. Poteva sentirlo già duro contro la sua coscia e ah, l’esuberanza giovanile. A quell’età bastava veramente nulla per farselo venire duro. Sukuna voleva fingere di essere meno influenzato di quanto non fosse, ma si ritrovò a spingere la propria erezione già parzialmente formata contro il bacino di Fushiguro. Lo vide inarcare la schiena e mandare indietro la schiena, lasciandosi sfuggire un gemito nonostante cercasse di trattenerlo mordendosi il labbro. La linea elegante del suo collo, scoperta dal momento, e con il pomo d’adamo in evidenza, era una tentazione. Sukuna lo morse, e Fuhiguro strinse le gambe intorno alla schiena di Sukuna, spingendo il bacino contro di lui.

“Quanta fretta, Fushiguro” 

“Megumi,” gli disse quello in un sussurro.

Oh, gli piaceva la sua intraprendenza. Sukuna fece passare il naso sulla colonna del suo collo ancora scoperta, fino a raggiungere il suo orecchio. “Come vuoi tu, Megumi,” sussurrò prima di mordergli il lobo. Megumi spinse ancora una volta il bacino contro di lui.

Sukuna arretrò, spostandosi da lui, e Megumi inconsciamente lo seguì. Era adorabile. Sukuna gli appoggiò una mano sul petto e lo spinse contro il materasso, la testa di Megumi rimbalzò sul letto, i suoi occhi non lasciarono mai quelli di Sukuna.

Rischiava seriamente diventare dipendente da quello sguardo, dall’essere guardato in quel modo. 

Lentamente, Sukuna si sfilò la maglietta attillata che usava come pigiama. Aveva voglia di mettersi in mostra davanti a quello sguardo.

Gli occhi di Fushiguro tracciavano la linea del suo addome, del suo petto, si spalancarono leggermente nel momento in cui notarono i suoi tatuaggi, spesse strisce nere che seguivano le linee del suo corpo, un tribale che aveva fatto anni prima durante uno dei quei viaggi tra tribù remote, prima che Yuji arrivasse a casa sua. 

Con fare reverenziale, Megumi alzò una mano dal materasso e la allungò verso di lui. Sukuna si avvicinò a lui, lasciando che con l’indice tracciasse le linee del suo tatuaggio. La sua mano risalì, fino a raggiungere le sue spalle. Dal solo indice, Megumi passò all’intera mano, e la passò sulla sua spalla, saggiandone la consistenza dei muscoli. Il suo respiro si fece improvvisamente più corto. 

Sukuna appoggiò le mani sui suoi fianchi, le fece scorrere lungo il suo corpo, sollevando la maglietta come tante volte lo aveva visto fare. Gliela fece passare sopra la testa e la lanciò di lato. Sukune indietreggiò ancora sul letto, e portò le mani ai pantaloni di Megumi, e con un gesto secco rimosse sia quelli che le mutande. 

Lo aveva già visto, ma vederlo dal vivo aveva interamente un’altro sapore. La sua pelle era chiara nella luce della abat-jour, l’unica ad illuminare la stanza, la linea del suo torace era lunga e delicata, aggraziata in un modo che gli ricordava quella di un ballerino. Le sue cosce erano lunghe e slanciate, muscolose e senza un filo di grasso.

“Danza?” chiese.

“Atletica”

“Splendido”

Sukuna si piegò in mezzo alle sue gambe. Era stato ossessionato da quelle cosce sin dal primo giorno, erano state quelle che lo avevano colpito e lo avevano convinto a dare una chance a quel ragazzino appena affacciatosi a quel mondo. L’idea di poterle accarezzare gli sembrava ancora incredibile, ma Sukuna voleva di più.

Megumi allargò le gambe per fargli spazio, gli ultimi accenni di rigidità stavano a poco a poco svanendo dal suo corpo, si stava ammorbidendo e aprendo come un fiore notturno tra le sue mani. Sukuna non avrebbe potuto desiderare di più.

Passò le labbra sulla tenera carne delle sue cosce, e sentì Megumi contrarre il muscolo e lasciar andare uno sbuffo. 

“Solletico,” disse in un sospiro.

Sukuna prese la pelle tra i denti, senza fare male, ma abbastanza da fargli sentire la pressione e Megumi sospirò profondamente. Sukuna risalì con le labbra lungo la coscia, fino a raggiungere l’inguine e Megumi si lasciò andare un gemito profondo, frustrato. Sukuna passò le labbra sulla giuntura, senza mai sfiorare il punto in cui Megumi lo voleva di più.

“Andiamo,” disse a denti stretti. “Mi avevi detto ben altro”

Sukuna rise, ricordando i messaggi che gli aveva inviato. Se non ricordava male gli aveva promesso di farlo venire così forte che non sarebbe stato più in grado di parlare, e Megumi lo aveva sfidato a farlo, che nessuno ci era mai riuscito prima.

“Molto bene.” 

Con uno scatto secco Sukuna si alzò e fece girare Megumi sulla pancia prima di prendere nuovamente la sua posizione. Si abbassò di nuovo, e senza convenevoli, aprì le sue natiche e fece passare la lingua sull’apertura di Megumi. Megumi si tese sotto di lui, stendendo la punta dei piedi e gemendo rumorosamente. 

“Così va meglio?” chiese Sukuna.

“Sta zitto”

Sukuna rise, e riportò la lingua su Megumi. Passò la lingua sull’orlo dell’apertura di Megumi, e Megumi nascose la testa nel cuscino per soffocare un secondo gemito. Sukuna continuò, fino a sentire i muscoli contratti rilassarsi intorno alla sua lingua. Ogni nuovo gemito soffocato nel cuscino, andava diretto all’erezione di Sukuna, che portò una mano a sistemarla dentro i pantaloni larghi del pigiama. Il leggero contatto contro la carne bollente lo fece sospirare sulla pelle bagnata di Megumi,e  Megumi gemette ancora al contatto di temperature in un punto così delicato.
Sukuna fu attraversato dal pensiero di quello che avrebbe potuto fare se avesse avuto del ghiaccio lì con sé, il pensiero era profondamente eccitante, ma non poteva perdersi in quei pensieri. Aveva Megumi sotto di lui come aveva desiderato sin dall’inizio di quella settimana, non aveva intenzione di perdersi neanche un momento. Voleva fissare la consistenza della sua pelle, il calore emanato dal suo corpo, poterlo ricordare ad ogni suo streaming. Non aveva intenzione di perdersi in fantasticherie e perdersi il piacere che poteva avere, ma poteva divertirsi un po’. Rese Megumi partecipe dei suoi pensieri, e lo sentì tremare sotto di lui. Leccò ancora, e soffiò di nuovo. I gemiti di Megumi erano diventati ormai lamenti, mentre spingeva indietro il bacino contro la sua bocca. Sukuna pensò che fosse arrivato il momento. Con entrambe le mani gli aprì meglio le natiche, della dimensione perfetta per stare tra le sue mani, e lo penetrò con la punta della lingua.

Il gemito che strappò da Megumi era una delle cose più eccitanti che avesse mai sentito. Cominciò a muovere la lingua dentro di lui, scopandolo con quella, stendendolo fremere sotto di lui. Gli spinse con forza il bacino contro il letto per tenerlo fermo. 

Megumi continuò a gemere sul cuscino, a Sukuna sembrò di riconoscere delle parole. Si tirò su e si stese sopra di lui, portando la bocca vicino al suo orecchio.

“Hai detto qualcosa?”

Megumi voltò la testa verso di lui. Aveva gli occhi lucidi e l’espressione rapita. “Ti prego…”

“Ti prego cosa?” chiese Sukuna portando una mano alla sua apertura e penetrandolo. La carne era morbida e Megumi inarcò la testa, appoggiandola contro la sua spalla, e gemette.

“Scopami”

Sukuna sorrise, gli lasciò un bacio sul collo. “Con piacere”

Si allungò verso il comodino e ne tirò fuori una bottiglia di lubrificante. Si inumidì le dita con quello e penetrò Megumi direttamente con due dita. Quello allungò le braccia, afferrando la testiera di ferro battuto del letto, e si inarcò. Gli ricordò un gatto che si stiracchiava. 

Quando lo reputò pronto abbastanza, Sukuna si tolse i pantaloni e si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo alla sensazione dell’aria fresca contro la sua pelle surriscaldata. 

Sukuna indossò il preservativo e si allineò con lui e lo penetrò tutto in un colpo. Megumi soffocò un urlo contro il cuscino. Sukuna lo sentì contrarsi contro di lui, deliziosamente stretto e dal calore quasi insopportabile. 

Si piegò su di lui, coprendolo con il suo corpo, fino a portare di nuovo la bocca all’altezza del suo orecchio.

“Fammi indovinare,” gli disse. “Hai sempre trovato bravi ragazzi, che ti trattavano bene e ci andavano cauti con te. Ma quello che vuoi in fondo è essere scopato senza remore, con forza. Sentire veramente il tuo corpo completamente scosso, in preda al piacere. Non vuoi che ti lascino spazio per pensare, vuoi solo sentire”

Megumi gemette, Sukuna lo sentì contrarsi intorno alla sua erezione e sorrise. 

“Oh ci ho preso,” disse, passando il naso dietro il suo orecchio. “Puoi dirlo. Va bene così, Megumi.”

Sukuna cominciò a muoversi lentamente, era un ritmo che non soddisfaceva nessuno dei due. Megumi si lamentò sotto di lui, e cominciò a muoversi per andargli incontro. Sukuna gli mise una mano sul bacino e lo bloccò ancora una volta contro il materasso.

“Basta ammetterlo,” gli disse ancora. “Puoi essere padrone dei tuoi desideri. Come in streaming. Vuoi la consapevolezza di essere in grado di far perdere la testa ad un uomo. Vuoi sapere che effetto gli fai. Non è così?”

Sukuna non aveva dubbi che Megumi si divertisse durante i suoi streaming. I suoi gemiti, adesso che aveva sentito quelli veri, non erano finti. Ecco cosa lo rendeva così affascinante, ecco cosa aveva attirato tutti coloro che erano diventati frequentatori assidui dei suoi streaming. Sukuna provò una irrazionale fitta di gelosia: avrebbe voluto scoprire che fingeva, avrebbe voluto essere l’unico a conoscere il vero Blessing, i suoni che faceva a letto. 

Megumi gemette ancora. “Più veloce. Più forte” disse in un sussurro così flebile che Sukuna quasi se lo perse. 

Sukuna sorrise. Se lo sarebbe fatto bastare per il momento. Cominciò a spingere forte, pompando dentro di lui, un ritmo estenuante che gli faceva bruciare i muscoli, ma il calore di Megumi intorno a lui era delizioso e non aveva intenzione di smettere. Cambiò angolazione un paio di volte, alla ricerca di quel punto particolare. Si rese conto di aver trovato la sua prostata quando Megumi scattò sul letto, quasi dandogli una capocciata. Gli sfuggì quasi un urlo, rimbombò contro le pareti della stanza. Sukuna non era mai stato così soddisfatto di avere le pareti della camera insonorizzate. Era un suono che non aveva mai fatto durante gli streaming, e Sukuna avrebbe fatto di tutto per tenerlo solo per le sue orecchie. Megumi stava risvegliando la sua parte possessiva e non se ne rendeva neanche conto. Gli faceva venire voglia di incatenarlo a letto e tenerlo lì, viziarlo e averlo a sua disposizione a qualunque ora del giorno e della notte. Suo e di nessun altro. Sapeva di non poterlo fare, ma poteva almeno marchiarlo.

Sukuna si piegò su di lui, all’altezza delle scapole. Succhiò la pelle fino ad essere sicuro di aver lasciato un livido, sarebbe stato di un viola intenso il giorno dopo, una macchia contro quella pelle chiara e delicata, una traccia del suo passaggio, come un tatuaggio. Megumi sospirò forte al contatto. La sua pelle odorava di bagnoschiuma alla vaniglia e del suo sudore fresco. 

Megumi cercò la sua mano, la afferrò e se la portò sull’erezione. Quello era un progresso. Ma Sukuna aveva altri piani per lui.

“Tu verrai solo con quello che decido di darti,” disse. Si tirò su, afferrò Megumi per i fianchi e cominciò a spingere, ogni colpo diretto direttamente contro la sua prostata. Megumi, cadde in avanti sul letto, come se le braccia non fossero in grado di reggere il suo peso. Aveva i capelli sudati, aveva il fiato corto e mordeva il cuscino per non urlare, la federa era ormai bagnata per la sua saliva. Era rozzo, e primitivo, e Sukuna non l’avrebbe voluto in nessun altro modo. 

Continuò a spingere dentro di Megumi, più stretto ad ogni spinta, sempre più caldo e per quanto Sukuna avesse fatto la voce grossa sarebbe venuto prima di poter far venire Megumi. Spinse ancora, fino a sentire Megumi lasciarsi andare con un suono gutturale e sciogliersi tra le sue braccia, schizzando sulle lenzuola.

Sukuna venne qualche istante dopo, rivesandosi nel preservativo.

Lasciò andare Megumi che cadde sul letto, morbido e instabile. Cominciò a tremare quasi subito. 

Sukuna si affrettò a prendere una pezza per pulirlo e lo guidò sotto le coperte. Megumi seguiva ogni suo comando, instabile e leggermente assente. Sukuna si infilò sotto le coperte con lui e lo fece appoggiare al proprio petto. Gli accarezzò i capelli e lasciò che il suo respiro si facesse regolare. 

La sua espressione era rilassata, ben diversa dagli sguardi ostili che gli aveva rivolto in quei giorni. In quel momento sembrava qualcosa di prezioso, da trattare con cura. Sukuna si dispiacque solo di aver potuto guardarlo in faccia durante il sesso. Non aveva avuto modo di vedere altre espressioni su di lui. 

Dopo un po’, Megumi si spinse contro di lui, più vicino. Aveva smesso di tremare. Strofinò il naso contro il suo petto e Sukuna se lo tirò di più addosso. C’era una vulnerabilità in lui in quel momento che gli faceva venire voglia di proteggerlo, di fargli da schermo contro qualunque cosa avesse dovuto affrontare, e Sukuna non era abituato quel genere di sensazioni. Non era sicuro che gli piacesse il modo in cui il suo petto si stava gonfiando al pensiero. 

Megumi aprì gli occhi, ma non li alzò su di lui. Con l’indice cominciò a percorrere le linee nere sul petto di Sukuna. 

“Ti dona,” gli disse. Aveva la voce roca e soddisfatta. 

“Lo so”

Megumi sbuffò una risata. “Lo ammetto,” disse dopo un momento di silenzio. “Sei stato all’altezza delle tue parole.”

Sukuna sorrise soddisfatto e si portò un braccio dietro la testa. 

“Non avevo dubbi”

“E credo tu mi abbia definitivamente rovinato il sesso con i ragazzi della mia età”

L’istinto possessivo che Megumi aveva risvegliato in lui ruggì nel suo petto. “Bene,” disse fermo.

Megumi alzò lo sguardo su di lui. Aveva l’espressione aperta e rilassata. Sukuna rimase incantato a guardarlo. Non voleva neanche provarci a immaginare che espressione avesse in quel momento. 

“Sei un vero mistero, Fushiguro Megumi”

Megumi sorrise, “Bene,” ripetè le sue parole. 

A Sukuna venne voglia di baciarlo. 

Stavolta il bacio fu completamente diverso. Più dolce, rilassato. Esploratorio, ma guidato dalla consapevolezza che non avrebbe portato a niente. Sukuna si stese sopra di lui, continuando a baciarlo, infilando la lingua nella sua bocca, e passò la mano sul corpo, cercando di memorizzare come lo sentisse sotto di lui. Megumi sospirò nella sua bocca, portò una mano ai suoi addominali e fece scorrere le mani sui muscoli, come a fare la stessa cosa.

Megumi fece scivolare una mano sul suo corpo, prese in mano Sukuna e cominciò a sfiorarlo fino a farlo tornare duro. Sukuna sospirò sul suo collo, non resistette alla tentazione di lasciare lì un altro segno. Le dita di Megumi erano lunghe e affusolate, Sukuna portò una mano a ricambiare il favore. Il ritmo era completamente diverso, più calmo e pacato, più ovattato e sulla carta completamente sbagliato per loro. I rumori che uscivano dalla bocca di Megumi erano più morbidi, ma altrettanto deliziosi. Erano suoi che Sukuna non aveva mai sentito negli streming, e cercò quanto più possibile di rimanere in silenzio, al punto quasi di non respirare, per non perdersi la minima sfumatura della sua voce. Vennero piano, con un orgamo che crebbe a poco a poco fino ad esplodere. 

Si addormentò con Megumi stretto al suo fianco. Fu il sonno migliore che avesse fatto da lungo tempo a quella parte.


Quando Sukuna aprì gli occhi si rese conto di essere solo, i vestiti di Megumi che la sera prima aveva lasciato sparpagliati sul pavimento della stanza erano spariti. 

Era sabato mattina e Sukuna non riusciva a ricordare quando fosse stata l’ultima volta che aveva dormito così fino a tardi di sabato mattina. La casa intorno a lui sembrava stranamente silenziosa. Si alzò con calma e scelse una maglietta che gli cadeva morbida addosso, lasciando ben visibile la linea delle spalle, e non per sentirsi ancora addosso quegli occhi blu. Uscito sul corridoio non sentì alcun rumore venire dalla cucina, nessun tintinnio di posate o voci che salivano. Neanche dalla camera dei ragazzi veniva alcun suono. Il suo corpo era indolenzito, ma era più rilassato di quanto non fosse stato da troppo tempo a quella parte. Si stiracchiò un po’ prima di indossare dei vestiti puliti.

Sukuna scese al piano di sotto, ma dei ragazzi non vide neanche l’ombra. Dovevano essere già usciti. Il caffè nella caraffa era freddo, oltre a quello non c’erano altre tracce che nella cucina ci fosse stato qualcuno. 

Preso da un dubbio improvviso Sukuna salì le scale e aprì la porta della camera dei ragazzi. Le loro cose erano sparite. Erano andati via e senza avvertire, esattamente come erano arrivati. Era già passata una settimana e Sukuna non se ne era neanche reso conto. 

La prima reazione fu irritarsi. Come avevano osato— come aveva osato Megumi fargli una cosa del genere? Era uno smacco al suo orgoglio. Era sempre stato lui quello che spariva così senza lasciare traccia. Era sempre stato lui a sparire senza lasciare traccia.

A Sukuna venne da ridere. Aveva fatto esattamente quello che avrebbe fatto lui. Era veramente un ragazzo interessante.

Quel round lo aveva vinto lui.

 

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