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[personal profile] chasing_medea
Titolo: can't help it
Fandom: Food wars!
Prompt: meta-fic
Parole: 1818
Rating: safe

Le luci dello studio televisivo scaldavano all’inverosimile la stanza e Shinomiya poteva sentire il suo trucco sciogliersi sul suo viso. Avrebbe voluto solamente toglierselo e lasciar respirare la pelle che sentiva soffocare sotto quello strato di fondotinta, ma non poteva farlo. Nella pausa tra una ripresa e l’altra si sedette alla toilette e lasciò alla truccatrice il compito di sistemare la situazione.
Mancava solo l’ultima ripresa della stagione, quella in cui avrebbero annunciato il vincitore di Master Francia, poi Shinomiya sarebbe potuto tornare al suo normale lavoro, al suo ristorante, che gli mancava quasi più di quanto gli mancasse casa sua.
Non sarebbe toccato a lui annunciare il vincitore, dal momento che era il suo primo anno come giudice e il compito avevano deciso che sarebbe toccato a quello più stagionato, chef Bernard, quello che aveva fatto tutte le stagioni. Lo chef con cui Shinomiya aveva cominciato a battibeccare sin dalle prime riprese. Avevano idee opposte totalmente su tutto, ma non si stavano veramente antipatici. Entrambi stimavano il lavoro dell’altro ed erano stati ospiti frequenti dei rispettivi ristoranti, ma i produttori gli avevano suggerito di tirare un po' la corda perchè cose del genere attiravano audience.
Terminarono le riprese e la mattina dopo Shinomiya ripartì all’alba. Era stata nel complesso un’esperienza divertente, alcuni dei ragazzi lo avevano veramente sorpreso e non gli sarebbe dispiaciuto rubare qualche idea. Stava seriamente valutando di accettare l’invito anche per l’anno successivo, ma prima voleva solamente tornare a casa sua e staccare un po’. Gli mancava cucinare nel suo ambiente.
Quello che non aveva considerato era però la nuova notorietà che avrebbe acquisito. Nei mesi successivi, subito dopo la messa in onda del programma, il suo ristorante aveva il pienone tutte le sere e le liste d’attesa si allungarono a dismisura. Per non parlare poi del fatto che le persone adesso lo riconoscevano per strada, alcuni si avvicinavano anche a lui per chiedergli una foto o un autografo. Alcune ragazze, in particolare, si avvicinavano a lui estremamente imbarazzate e scambiandosi risolini. Lo aveva sempre divertito suscitare timore negli altri - era il motivo principale per cui ogni anno che poteva partecipava agli eventi organizzati dalla sua vecchia accademia, ma c’era qualcosa di diverso. Non riusciva a capire come mai avesse acquisito tanta fama, non era stato particolarmente carismatico come giudice, anzi, era stato piuttosto duro e inflessibile.
L’occasione per scoprire il motivo della sua fama gli capitò una sera. Il suo ristorante sarebbe dovuto rimanere chiuso per dei problemi alle condutture del gas del quartiere, avrebbero dovuto risolvere la cosa in un paio di giorni. Era fastidioso, ma non poteva farci nulla.
Così quel giovedì sera Shinomiya si preparò a vedersi in televisione per la prima volta. Fino a quel momento non si era neanche preso la briga di guardare le repliche delle puntate. Si sedette sul divano del suo loft, con le gambe distese davanti a lui, appoggiate sul tavolino da caffè, pronto a vedere la puntata del programma. Si mise il telefono vicino, con il suo account di twitter pronto, l'hashtag già inserito nel motore di ricerca e aspettò che iniziasse.
Il primo impatto fu spiazzante: a guardare la sua immagine sul televisore non riusciva a credere che fosse così. Sapeva di non essere un brutto uomo, ma in tv - sicuramente anche grazie al trucco e alle luci, appariva veramente bene. Si prese un attimo per compiacersi di sè stesso.
Aprì twitter e cominciò a leggere i commenti alla fine della prima puntata. Fu un quel momento che capì uno dei motivi principali della sua fama. La maggior parte dei commenti era, per così dire, al limite con l’essere a luci rosse.
A quanto pare il suo essere così rigido lo faceva apparire sexy agli occhi della gente. Commenti su come potesse fare quello che voleva con loro, su come potesse calpestarli in qualunque momento o rimproverarli quando voleva e anche sculacciarli fioccavano.
Dopo l’iniziale sgomento, la cosa cominciò a divertirlo. Non aveva molto tempo per uscire, con il suo lavoro, ma gli faceva piacere vedere che poteva ancora essere considerato attraente e che non avrebbe avuto grossi problemi a trovare qualcuno se avesse voluto.
Un paio di commenti poi gli fecero alzare un sopracciglio dubbioso. Avevano messo delle gif dei suoi battibecchi con chef Bernard, alcune tratte dalle puntate precedenti, e le avevano commentate con cose del tipo quanto li shippo, io li shippo dalla prima puntata e qui la situazione non fa che peggiorare o anche si mangiano con gli occhi, io non…
Incuriosito fece una rapida ricerca su internet. Scoprì ben presto che cosa significasse shippare. Scoprì anche che qualcuno scriveva fanfiction o disegnava fan art. Storse la bocca e alzò un sopracciglio, ma non poteva negare di essere intrigato. Trovò un sito che archiviava le storie, erano circa un’ottantina e cominciò a leggerle.
Il giorno dopo si presentò a lavoro con le occhiaie per aver passato la nottata ad approfondire la questione - ringraziò solo di avere un lavoro che gli permetteva di dormire un po' di più la mattina, tanto la spesa al mercato era affidata ai suoi assistenti. Yukihira lo salutò con il solito sorriso ampio, Megumi con un cenno più timido. Lavoravano con lui da quasi un anno: subito dopo il diploma avevano preso un aereo e si erano presentati alla sua porta per riscuotere quel posto di lavoro che in momenti diversi aveva offerto a entrambi.
Quei due ragazzi erano veramente bravi, nonostante cercasse di essere il mentore impassibile, quando si erano presentati alla sua porta era stato costretto a rendersi conto di quanto fossero migliorati rispetto a quando li aveva conosciuti. In generale era veramente contento di esserseli assicurati per il proprio ristorante.
L'approccio di Megumi alle verdure, ai sapori casalinghi era perfetto per la sua cucina, mentre l'audacia di Yukihira era sempre stata qualcosa che lo aveva attratto, qualcosa che solo conoscendolo si era reso conto di aver perso. Non avrebbe mai ammesso ad alta voce quanto quei due ragazzini fossero stati di ispirazione per la sua cucina.
Cercò di mascherare le occhiaie.
La sua caposala venne da lui. - Le tubature del quartiere sono state sistemate, stasera possiamo aprire regolarmente -, gli comunicò.
- Bene -, rispose lui, prima di dare l'ordine a tutti di cominciare a preparare per il servizio per la serata. Anche lui aveva la sua dose di lavoro. Si mise a valutare con attenzione la qualità delle verdure scelte da Megumi al mercato - la ragazza aveva veramente occhio. Era ironico pensare che era stato proprio lui a rischiare di interrompere la sua carriera e proprio per un cavolfiore. Quando tutto fu pronto diede a tutti i soliti venti minuti di pausa prima di cominciare il servizio serale.
Vide Yukihira afferrare il suo telefono e sparire nello stanzino dello staff. Non c'era quasi nulla lì, c'era un divano sgangherato e un vecchio tavolo. Continuavano a ripromettersi di arredarlo e cominciare a sfruttarlo, ma ancora non lo avevano mai fatto e al momento era solo una stanza in cui lui si era ritrovato a dormire in quelle serate in cui rimaneva in cucina fino a tardi preso dall'ispirazione per un nuovo piatto o perchè bloccato sulla preparazione di un altro.
Alla fine dei venti minuti Yukihira non ricomparve. Shinomiya sbuffò e lo andò a cercare. Aprì piano la porta dello stanzino dello staff e si affacciò all’interno. Dalla sua posizione vedeva solo la spalliera del divano e i capelli di Yukihira spuntare di lato, con la testa sul bracciolo. Pensò che stesse dormendo, si avvicinò piano, ma quando si liberò la visuale vide che era sveglio, stava leggendo qualcosa sul suo telefono ed era talmente preso da non essersi neanche accorto della sua presenza lì. Incuriosito Shinomiya si abbassò per sbirciare. Riconobbe l’intestazione del sito su cui si era ritrovato a leggere quelle storie la sera prima.
Si abbassò ancora un po’, con un sorrisetto sul viso, e appoggiò la testa sul bracciolo, accanto a quella di Yukihira. Yukihina saltò sul posto e nascose il telefono contro il petto.
Shinomiya allungò la mano e sollevò nuovamente il telefono. Lesse un paio di righe e trovò il suo nome scritto. Come sospettava, Yukihira stava leggendo storie su di lui.
Shinomiya sorrise malizioso, Yukihira era rimasto paralizzato sul posto, non era neanche in grado di sdrammatizzare con una delle sue battute.
“...gli prese il viso tra le mani, facendogli sollevare la testa. Sorrise appena e lo baciò di nuovo, poi lo guidò verso la camera da letto”, cominciò a leggere ad alta voce direttamente nell’orecchio di Yukihira.
“Queste sono stronzate”.
Yukihira divenne rosso quasi quanto i suoi capelli. “Sì, lo so. Infatti i-”
“Non mi comporterei mai in quel modo”, lo interruppe Shinomiya.
Yukihira si strozzò con la saliva. “Uh?”, riuscì ad articolare.
“Non si guida qualcuno verso la camera da letto”, disse. Rese la sua voce più roca, “Lo si prende in braccio, gli si fanno incrociare le gambe dietro la schiena. Gli si bacia il collo”.
Shinomiya si avvicinò ancora, sfiorando quasi con le labbra il collo di Yukihira. Sapeva che non avrebbe dovuto, era il suo mentore e il suo datore di lavoro, ma quel ragazzino continuava a tentarlo con qualunque cosa facesse da quando l’aveva conosciuto e scoprire che leggeva storie erotiche su di lui era veramente la goccia che aveva fatto traboccare il vaso.
“Con quelli piccoli come te funziona sempre”, continuò Shinomiya.
“E poi?”, chiese Yukihira. La voce gli uscì strozzata. Shinomiya la sentì direttamente nel basso ventre. La situazione stava degenerando e non poteva permetterselo.
“Potrei dirgli che è ora di tornare a lavoro e che sono già in ritardo di dieci minuti”, si riscosse all'ultimo rimettendosi in piedi.
Yukihira scattò seduto, con il viso in fiamme. “Uhm, sì", la voce gli uscì soffocata. Fece qualche colpetto di tosse. "Arrivo”
“Adesso”, gli disse Shinomiya con tono duro, rimettendosi in piedi e sistemandosi gli occhiali sul naso.
“Adesso adesso?”
“Adesso adesso. Non ti farai una sega nella mia stanza del personale”.
Yukihira si alzò dal divano, ancora rossissimo in viso, e a Shinomiya non sfuggì il gesto con cui si sistemò il cavallo dei pantaloni. Dovette resistere al sorridere malizioso, cercò di coprirsi la bocca tirandosi su gli occhiali sul naso.
Sbuffando Yukihira si avviò verso la porta, Shinomiya osservava ogni sua mossa, aspetto che uscisse prima di lui e lo seguì per il corridoio. La giacca da chef gli stava bene, gli fasciava perfettamente le spalle, pensò Shinomiya camminandogli dietro.
Fece scendere lo sguardo fino al suo fondoschiena - come se già non lo facesse abbastanza quando lavorava in cucina.
Sapeva di essersi salvato in calcio d’angolo, sapeva di esserci andato veramente vicino a superare la linea che si era imposto. Si chiese quanto ancora avrebbe resistito.
Ma intanto dare un’altra letta a quelle storie, solo a scopo di ricerca, per vedere cosa potesse piacergli non avrebbe fatto male a nessuno.

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