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[personal profile] chasing_medea
Titolo: call you mine
Fandom: Haikyuu
Prompt/Missione: M2 - Indonesia
Parole: 1000
Rating: safe

La carovana, come da tradizione, li lasciò nel punto in cui la foresta si faceva più fitta, lasciandoli procedere da soli. Kageyama prese la mano di Hinata e si addentrò senza paura nella foresta.
"Hai idea di dove stiamo andando?", gli chiese Hinata perplesso.
"Certo che sì", si rispose Kageyama mettendo il broncio. "Più o meno".
"Ancora non mi è ben chiaro perché dobbiamo fare questa cosa... Abbiamo già... Beh, fatto quello che dovevamo fare", disse HInata cominciando ad arrossire.
"Cioè puoi venire a letto con me, ma non riesci a dirlo?", chiese Kageyama alzando un sopracciglio.
Hinata, se possibile, divenne ancora più rosso. "Stai zitto e fai strada".
Kageyama annuì e riprese ad avanzare, non lasciando andare neanche per un momento la mano di Hinata. La foresta era talmente fitta che i raggi del sole penetravano a malapena, lasciando l’intero ambiente intorno a loro nella penombra. Entrambi tenevano le ali strette, piegate contro la schiena, per evitare che si incagliassero tra i rami degli alberi. Procedevano in silenzio.
Kageyama si chiese quanto sarebbe durata. Non aveva mai sentito Hinata stare zitto per più di cinque minuti. Neanche la notte riusciva a farsi una intera nottata di sonno senza borbottare qualcosa.
"Non mi hai risposto", disse improvvisamente HInata.
Come volevasi dimostrare, sorrise tra sé Kageyama, ma continuando a camminare davanti a Hinata, fortunatamente, l'altro non poteva vedere il suo viso.
Kageyama sbuffò piano. "Non te lo hanno spiegato gli anziani?"
"Non mi hanno detto molto".
Kageyama annuì e cominciò a spiegare.
"Prima della cerimonia del legame, colui che dovrà prendere le redini del regno, in questo caso io, deve dimostrare il proprio valore al proprio compagno, dimostrandogli che può provvedere ai suoi bisogni anche in una situazione come questa", indicò la foresta intorno a lui, "che è in grado di trovare un rifugio, del cibo. Vengono lasciati soli per una settimana per... ecco...", Kageyama arrossì di botto. "Per assicurarsi che siano compatibili anche da quel punto di vista e che possano quindi garantire una discendenza al regno"
Hinata rise, "Adesso sei tu a imbarazzarti"
"E' diverso"
"Non è diverso"
"Sì che lo è"
“No che non lo è”
Kageyama sbuffò e accelerò il passo.
"E' inutile che corri se non sai dove stiamo andando", gli disse Hinata faticando quasi a stargli dietro. Ma Kageyama sapeva quanto fosse agile, non avrebbe avuto problemi a tenere quel ritmo.
"Stiamo andando al rifugio che la mia famiglia si tramanda da generazioni"
"E sai dove si trova?"
"Non ancora", disse Kageyama con la stessa sicurezza con cui avrebbe ammesso di saperlo.
"Allora ho ragione io"
“No”
Continuando a camminare i due raggiunsero improvvisamente uno strapiombo, di fronte a loro una cascata, scorreva imponente, il rumore era assordante. Era impossibile vederne il fondo.
Hinata rimase sul ciglio del burrone con gli occhi spalancati per lo stupore.
"Questo posto è..."
Sembrava essere a corto di parole e Kageyama sorrise soddisfatto.
Hinata era cresciuto in un piccolo villaggio non distante dal mare, tutto ciò che era montagna era per lui ancora qualcosa di sconosciuto e ignoto. Una parte di Kageyama si crogiolava all’idea di essere lui a fargli scoprire tutte quelle cose nuove, di essere lui a fargli vedere una parte di mondo che non conosceva e fargli assumere quell’espressione meravigliata ogni volta. Come quella che aveva avuto quell’inverno, la prima volta che aveva visto la neve dal balcone della camera di Kageyama. Non avrebbe dovuto essere lì, nella sua camera, ma non avevano saputo resistere alla tentazione di scoprirsi a vicenda, di potersi scambiare un bacio, poi un altro e poi un’altro ancora, nascosti dietro quella porta di legno, fino a che non si era fatta l’alba.
“Possiamo tornare qui una volta trovato il rifugio”, gli disse Kageyama.
Hinata sembrava riluttante dal distogliere lo sguardo dallo spettacolo che aveva davanti, ma annuì, prese nuovamente la mano di Kageyama e insieme si addentrarono nuovamente nel fitto della foresta.
Kageyama continuò a vagare, seguito dalle insistenti domande di Hinata su ogni singola cosa che potesse venirgli in mente.
Quando Kageyama lo aveva trovato, nel mezzo della foresta durante un giorno di pioggia e con un’ala spezzata, lo avevano dovuto costringere Kunimi e Kindaichi a non lasciarlo lì, a portarlo a palazzo per farlo curare. La condizione era che se ne sarebbe andato non appena fosse guarito. Non riusciva a credere a quanto la situazione fosse cambiata in quei pochi mesi che erano passati, dall’inizio dell’autunno all’inizio dell’estate. Proprio a lui che aveva giurato che non avrebbe mai voluto nessuno al suo fianco, che poteva farcela da solo, che voleva essere un re solitario.
Sembrava fossero passate ore quando finalmente raggiunsero il nido reale. Kageyama prese Hinata tra le braccia, spalancò le ali nere e si alzò in volo fino alla piattaforma di legno davanti all’ingresso del nido. Hinata rideva tra le sue braccia, la testa tirata indietro. Il nido era una grande costruzione di legno, articolata su più livelli, l’albero sul quale era stata costruita era stato strettamente integrato nella costruzione, diventandone supporto portante, sparendo per alcuni tratti all’interno della costruzione. Kageyama non aveva idea di cosa ci fosse all’interno, non aveva mai potuto vederlo. Tutto quello che sapeva veniva dai racconti che gli avevano fatto i suoi genitori di quel posto. A vederlo così poteva capire, però, l’attrattiva di quel posto. L’idea di passare qualche giorno lì, solo con Hinata, isolato da tutto, lontano dalle proprie responsabilità sembrava un sogno.
Da lassù potevano vedere l’intera foresta stagliarsi intorno a loro, il rumore della cascata giungeva ovattato.
Hinata si guardò intorno meravigliato, poi si voltò verso Kageyama con gli occhi ancora che gli brillavano. Kageyama voleva credere che, quella volta, dipendesse da lui, fosse lui a farglieli brillare in quel modo.
“Pronto?”, gli chiese Kageyama porgendogli la mano.
Hinata la afferrò con sicurezza e annuì, con i grandi occhi brillanti e un grosso sorriso sulle labbra.
“Pronto”.
Insieme attraversarono la porta in legno del nido. Insieme compirono il primo passo del resto della loro vita. Da passare insieme.

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