Feb. 14th, 2020

chasing_medea: (Default)
Titolo: unspoken feelings
Fandom: Obey me!
Prompt: omegaverse
Parole: 1560
Rating: nsfw
Warning: twincest, omegaverse, slight somnophilia

Beel non voleva credere che Lucifer avrebbe veramente fatto qualcosa del genere. Avrebbe mandato via Belphie per una stupidissima discussione, l'avrebbe mandato via per un anno, tra gli umani, senza la possibilità di vederlo o scrivergli o sentire la sua voce costantemente assonnata al telefono.
Un anno non era molto, considerando quanto vivesse un demone, ma lui e Belphie erano stati insieme da sempre, da ancora prima che nascessero, non riusciva a immaginare di passare neanche una giornata senza di lui, figurarsi un anno.
Il suo primo istinto, quando Lucifero aveva annunciato che sarebbe stato Belphagor ad andare nel mondo umano come studente per il programma di scambio, era stato quello di attaccarlo per proteggere Belphie, ma Lucifero era il fratello maggiore, era il capobranco, e anche il suo Alfa sottostava al suo volere. Beel non aveva potuto fare niente e si sentiva una persona orribile per quello.
Il modo in cui Belphie si era voltato verso di lui, con gli occhi spalancati, chiedendogli una mano mentre l'autorità di Lucifero lo bloccava sul posto era stato terribile. Non aveva idea di come ripresentarsi nella camera che condivideva con l'omega. Non appena Belphie era scappato in camera, lui era uscito dalla casa e aveva cominciato a vagare per il Devildom. Si era fermato a mangiare in un piccolo locale che conosceva, ma a differenza delle altre volte non riusciva a trovare alcuna soddisfazione nel cibo. Aveva continuato a mangiare senza reale intento, senza reale voglia di farlo.
Tornò alla casa dei lamenti solamente a notte inoltrata ed entrò piano nella sua stanza, sperando che Belphie già dormisse e che non avrebbe dovuto affrontarlo. La prima cosa che lo colpì non appena aprì la porta, fu l'odore denso dentro la stanza.
Calore.
Belphie era entrato in calore, probabilmente per lo stress della giornata.
Beel cercò di trattenere il respiro il più possibile. L'odore del Belphie era sempre stato il suo punto debole, ma quando entrava in calore era veramente complicato per lui resistere.
Come sempre faceva tutte le volte che lui era in calore, Beel prese una coperta aggiuntiva dal suo armadio, uscì dalla stanza e si chiuse la porta alle spalle e si sdraiò lì davanti alla porta, cercando di ignorare le reazioni fisiologiche che quell'odore causava in lui ogni volta.
Si accomodò davanti alla porta, si avvolse nella coperta e cercò di prendere sonno.
"Beel?", si sentì chiamare da dietro la porta.
"Ehi, sono qui. Non preoccuparti"
Belphie non rispose.
"Vuoi qualcosa da mangiare?", chiese Beel.
"No"
L'odore di Belphie si fece più intenso, doveva essersi avvicinato alla porta.
"Dovresti rimetterti a letto", gli disse Beel.
"Non mi va di stare da solo"
Beel sentì una coltellata nel petto a quella affermazione. Si chiese distrattamente come avrebbe fatto quando sarebbe stato tra gli umani, chi si sarebbe preso cura di lui, ma il pensiero lo fece stare solo peggio.
"Mi dispiace per oggi", disse Beel a voce bassa, quasi sperando che Belphie non lo sentisse. "Avrei dovuto dire qualcosa, io-"
"Non c'è molto da fare con Lucifero, non quando gli prende così. Non preoccuparti"
Beel si fece ancora più piccolo dentro la coperta, stringendosela meglio addosso. Belphie dovette sentire il suo odore cambiare, perchè cominciò a mandare feromoni calmanti nella sua direzione. Se possibile, Beel si sentì ancora peggio. Doveva essere lui a confortare Belphie, non il contrario.
"Vado a prenderti qualcosa da mangiare", disse.
Si alzò per allontanarsi da lì e darsi un contegno. Aprì il frigo e prese qualcosa dalle scorte che tenevano per situazioni come quella - con due omega in casa era meglio essere preparati. Approfittò del momento per cercare di darsi una calmata e riprendere un contegno. Non era quello il momento per buttarsi giù, Belphie aveva bisogno di lui e lui doveva essere al meglio della propria condizione.
Preparò un vassoio di cibi leggeri, nutrienti e freschi, ci mise sopra anche due bottigliette d'acqua, e ritornò verso la camera. Belphie aprì la porta. Aveva il viso arrossato, i vestiti sgualciti e i capelli sudati attaccati alla fronte.
"Puoi entrare se vuoi", gli disse ancora una volta Belphie.
"Devi mangiare", gli rispose.
Belphie prese il vassoio e Beel richiuse la porta.
Dopo un po' Beel cominciò a sentire gemiti provenire dall'altro lato della porta. Era sicuro che Belphie lo stesse facendo apposta, in centinaia di anni che lo aveva assistito in quelle situazioni non era mai stato così rumoroso. Beel sentì le sue difese farsi sempre più fragili. Dovette far ricorso a tutto il suo autocontrollo per evitare di spalancare la porta della stanza e prendersi ciò che desiderava. Poteva sentire sin da lì l'odore dell'eccitazione di Belphie, chiuse gli occhi e appoggiò la testa contro la porta, si leccò le labbra provando a pensare quale potesse essere il suo sapore.
Non riuscì a impedirsi di infilarsi una mano nei pantaloni e cominciare a masturbarsi, piano, al ritmo dei gemiti di Belphie.
Venne quando sentì Belphie mormorare il suo nome mentre veniva.

Non aveva mai avuto particolari problemi a stare vicino a Belphie in quelle situazioni, ma quella volta sembrava che avesse deciso di fare qualunque cosa per fargli perdere il controllo. Oltre a mormorare il suo nome, aveva cominciato ad avvicinarsi sempre di più alla porta quando una nuova ondata lo colpiva, a mormorare il suo nome mentre veniva, a dirgli cose come che aveva bisogno del suo odore, che voleva sentirlo vicino. Beel era veramente al limite.
Quando finalmente il suo calore sembrò avvicinarsi alla fine Beel tirò un sospiro di sollievo.
Era pronto a tornare in camera sua, a dormire nel suo letto. Per quanto amasse suo fratello, una settimana a dormire sulla moquette rossa del corridoio era più che abbastanza. Osservò un po' la coperta prima di decidere cosa farne, ma dopo come l'aveva ridotta nel corso di quella settimana l'unica scelta logica sembrava quella di bruciarla.
Aprì la porta della stanza e venne subito colpito dall'odore lì dentro. L'odore del calore era ancora intenso e Beel sentì lo stomaco stringersi.
Si avvicinò al letto, Belphie dormiva di fianco, sempre stretto al suo cuscino, ma con espressione serena, probabilmente la prima volta che riusciva a dormire serenamente durante tutta la settimana.
Gli istinti da Alpha di Beel gli stavano dicendo di prendersi cura dell'omega e senza pensarci molto si stese accanto a lui e circondò il suo corpo con un braccio, facendo aderire il petto alla sua schiena. Senti immediatamente Belphie sospirare di sollievo nel sonno e avvicinarsi ancora di più a lui. Beel avvicinò il naso al suo collo, per ispirarne ancora a fondo l'odore. Il suo calore era ancora in corso, ma i giorni peggiori erano passati, adesso l'odore rimaneva in sottofondo.
Beel si rese conto solo in quel momento che stava indossando una sua maglietta che gli cadeva troppo grande addosso e nient'altro. Si strinse meglio contro il suo corpo e dovette resistere alla tentazione di affondare i denti nella sua spalla.
Belphie si fece ancora più vicino, si accomodò meglio tra le sue braccia con un sospiro soddisfatto. Il suo odore cominciò a cambiare leggermente, le note del suo calore cominciarono a farsi più intense. Beel era combattuto, sapeva di dover andar via ma ogni parte di lui gli urlava di rimanere lì a prendersi cura del suo omega.
Belphie, nel sonno, assecondò il suo calore. Spinse il bacino contro quello di Beel e cominciò a strusciarsi, emettendo piccoli gemiti soddisfatti con la testa reclinata indietro verso di lui e la bocca leggermente aperta.
Beel gemette e affondò la testa nell'incavo del suo collo, ispirando a fondo quell'odore. Lo sapeva, non sarebbe stato più in grado di andar via da lì.
Beel fece scorrere la mano sulla pancia di Belphie lungo il suo corpo, fino ad andargli a toccare l'erezione già dura. Belphie emise un gemito più profondo ma non si svegliò, continuò a strusciarsi contro il bacino di Beel sempre più frenetico.
Beel portò la mano alla sua apertura, lo trovò già bagnato e pronto dopo i giorni di calore intenso. Non ci vide più, si abbassò frettolosamente i pantaloni, allargò le natiche di Belphie e fece scorrere la sua punta contro di lui. Nascose un gemito mordendo la spalla di Belphie, ma ancora una volta quello non si svegliò. Lentamente cominciò a penetrarlo.
Belphie emise allo stesso tempo un gemito più rumoroso e soddisfatto e un sospiro di sollievo. Sorrise, ma non aprì gli occhi.
"Ti sei deciso finalmente", disse solo con voce rotta.
"Non hai fatto altro che tentarmi"
"Non ero sicuro funzionasse"
Beel uscì da lui e ci rientrò con un colpo secco del bacino. Belphie inarcò la schiena contro il suo petto, un urlo silenzioso uscì dalla sua bocca.
"Non ti ho mai visto impegnarti tanto per qualcosa"
"E io non ti avevo mai visto resistere così tanto alla fame"
Beel ripetè quello che aveva fatto, trovò un ritmo veloce e profondo, ma Belphie non sembrò lamentarsi. I suoi gemiti crebbero di volume. Beel sentì il proprio nodo formarsi.
"Non volevo partire senza averti avuto almeno una volta", rispose.
Anni a trattenersi fecero venire entrambi rapidamente, il nodo entrò il Belphie tenendoli attaccati. Belphie voltò la testa, tirò Beel verso di lui, reclamando un bacio.
Non era possibile che si fermassero ad una volta sola, pensò Beel. Non adesso che aveva finalmente avuto modo di assaggiarlo.
Dopotutto, era il demone della gola.

hidden

Feb. 14th, 2020 11:47 pm
chasing_medea: (Default)
Titolo: hidden
Fandom: haikyuu
Prompt: meta-fic
Parole: 2000
Rating: safe


Osamu rientrò a casa la sera, trovò suo fratello sul divano. Stava guardando un film in televisione, quasi completamente affondato nel divano e con un piatto sulla pancia pieno di quelle che sospettava fossero carote.
Osamu alzò un sopracciglio. Atsumu. Che ancora dopo aver abbondantemente superato l'infanzia continuava a disprezzare ogni tipo di verdura con tutto il suo cuore era seduto sul divano a mangiare delle cose vagamente salutari.
"Carote?", gli chiese con voce piatta.
Atsumu senza staccare gli occhi dal televisore, prese una carota, ne staccò un pezzo e cominciò a mangiarla rumorosamente. "Hanno un sacco di proprietà benefiche", disse con la bocca piena.
Osamu lo sapeva, era il suo lavoro avere a che fare con il cibo. Lo sorprendeva solo che lo sapesse suo fratello.
"Shouyou ha detto che...", cominciò a dire Atsumu, ma Osamu mise di ascoltarlo non appena sentì pronunciare quel nome.
Non aveva nulla contro Shouyou, era solo che non sopportava più il modo in cui, da quando Hinata si era unito alla sua squadra, con Atsumu fosse diventato tutto un "Shouyou qui, Shouyou lì, Shouyou ha fatto questo, Shouyou ha fatto quello". Non riusciva a capire perchè dovesse sopportare tutto quello solo perchè suo fratello si era preso una cotta.
"Il giorno in cui ti deciderai a chiedergli di uscire sarà sempre troppo tardi per tutti noi", commentò Osamu dirigendosi verso la sua camera per togliersi i vestiti da lavoro.
"Eh?!"
Osamu si bloccò a metà strada e si voltò verso il fratello, che si era mentre seduto meglio sul divano.
"Eh cosa?", sospirò.
"Perchè dovrei chiedergli di uscire?"
Osamu scoppiò a ridere senza degnarlo di una risposta. Atsumu era anche più idiota di quanto credesse. Sembrava l'unico a non essersi reso conto di una cosa che era nota a tutti - Osamu era abbastanza convinto che anche Bokuto se ne fosse accorto e sapevano tutti che lui non era esattamente il più sveglio riguardo a quelle questioni: se Akaashi non avesse preso la situazione in mano sarebbero stati ancora a struggersi l'uno per l'altro a distanza.
Atsumu lo richiamò con la voce che cominciava ad alterarsi, ancora in attesa di una risposta. Aveva l'espressione imbronciata e lo fissava, ma Osamu continuò a non rispondere. Gli voltò nuovamente le spalle con un nuovo piano in mente per giocare un po' con suo fratello.
Quella sera, dopo essersi sdraiato sotto le coperte, prima di mettersi a dormire, si mise il computer sulle gambe, aprì Pinterest e cominciò a creare un bell'album. Si mise anche un promemoria sul cellulare: il giorno dopo, tornando dal lavoro, sarebbe dovuto passare a comprare i ricambi per la stampante.
Il suo piano si mise in moto due giorni dopo. Osamu si alzò prese l'immagine che aveva stampato la sera prima e la attaccò con dei magneti al frigo, poi si sedette al bancone della cucina a fare colazione con tutta calma, aspettando che Atsumu si svegliasse.
Non ci volle molto perchè cominciasse a sentire rumori provenire dal resto della casa: la porta della camera di Atsumu, la porta del bagno, uno sbadiglio rumoroso in corridoio. Atsumu entrò in cucina e fece un cenno con la testa al fratello, se era sorpreso che Osamu per una volta fosse sveglio prima di lui non lo diede a vedere.
Si diresse verso la macchina del caffè e, mentre il caffè cominciava a scendere, si diresse verso il frigo per prendersi il latte. Sbadigliando aprì l'anta come faceva tutte le mattine. Osamu cominciò a sorridere, prese il telefono e cercò di fingersi disinteressato mentre continuava a lanciare occhiate al fratello.
Vide Atsumu bloccarsi un momento e poi cominciare a richiudere lentamente l'anta del frigorifero, guardandola con fare sospettoso.
Si trovò davanti una piccola immagine stampata la sera precedente dall'album che Osamu aveva creato due giorni prima.
Era un disegno fatto da qualche fan artist in stile cartoon. Per la prima aveva scelto di andarci soft: ritraeva Hinata addormentato sul sedile del bus della squadra con la testa appoggiata al petto di Atsumu che lo teneva stretto.
Osamu vide il fratello rimanere assolutamente immobile ad osservare l'immagine.
La macchinetta suonò per avvisare che il caffè era pronto, ma Atsumu rimase fermo a guardare l'immagine, diventando a poco a poco sempre più rosso in viso.
Atsumu si schiarì la gola un paio di volte prima di voltarsi lentamente verso il fratello.
"Samu", disse con voce bassa. "Vuoi spiegare?"
"L'ho trovata, mi piaceva, l'ho attaccata al frigo", rispose mantenendo la voce monotona come al solito e continuando a guardare il telefono fingendo indifferenza.
Quando Atsumu scattò verso di lui Osamu era già pronto - e poteva contare sui riflessi ancora non del tutto svegli di un Atsumu ancora senza caffeina in circolazione. Di corsa afferrò le sue cose e uscì di casa.
Quando tornò a casa quella sera l'immagine era sparita.

Osamu aspettò qualche altro giorno prima di colpire, questa volta sullo specchio del bagno.
Atsumu era rientrato in casa e si era andato a infilare direttamente sotto la doccia. Osamu aspettò di sentire l'acqua scorrere da almeno qualche minuto prima di infilarsi in bagno di soppiatto e attaccare l'immagine con dello scotch. In quella che aveva scelto l'Atsumu disegnato stringeva da dietro Hinata, nascondendo la testa nell'incavo del suo collo. Dalla prospettiva del disegno però era facile vedere il sorriso di Atsumu.
Osamu uscì dal bagno e si chiuse silenziosamente la porta alle spalle e rimase in corridoio, davanti alla porta, in attesa. Aspettò di sentire l'acqua chiudersi e pochi secondi dopo sentì la voce di Atsumu urlare a squarciagola il suo nome.
Osamu afferrò al volo la sua giacca e uscì di corsa dall'appartamento. Non poteva arrivare tardi al suo appuntamento con Kita.

La terza volta dovette organizzarsi per tempo. Mandò un messaggio a Bokuto, chiedendogli di filmare Atsumu il giorno dopo quando, arrivando agli allenamenti, avrebbe aperto il suo borsone. Dovette svicolare da tutte le domande di Bokuto e promettergli in cambio una porzione in regalo dei suoi onighiri, ma ne sarebbe valsa la pena.
Il giorno dopo ricevette un video da Bokuto. Si vedeva Atsumu nello spogliatoio, chiacchierava amabilmente con gli altri, poi apriva il suo borsone, si strozzava con la saliva e lo richiudeva di scatto, con il volto completamente rosso. L'art che Osamu aveva scelto per quel giorno dopotutto ritraeva Atsumu che stringeva da dietro Hinata senza maglietta, colto nel momento di dare un morso al collo di Hinata, allungato proprio per lasciargli lo spazio per farlo. Osamu aveva fatto in modo di metterla proprio in cima alla borsa, in modo che fosse la prima cosa che avrebbe visto una volta aperta borsa.
Come se non bastasse, nel video si vedeva Hinata che si avvicinava ad Atsumu, chiedendogli se fosse tutto okay con l'espressione preoccupata.
Osamu rise soddisfatto e si alzò dal divano. Il suo giorno libero era cominciato nel migliore dei modi. Quella settimana avevano deciso che toccavano a lui le pulizie settimanali e Osamu rassegnato si mise a lavoro. Riucì a risolvere in fretta la maggior parte di casa, restava solamente la camera di Atsumu. Sospirò, si fece forza e entrò nella camera.
Era combinata meno peggio di quanto temesse, c'era solo un po' da spolverare. Poteva cavarsela in fretta e tornare a buttarsi sul divano con Netflix.
Spolverando sulla scrivania urtò un piccolo quadernino, facendolo cadere a terra. Da quello uscirono dei fogli. Avevano una tacita regola sul non impicciarsi delle cose dell'altro, ma quei fogli erano caduti e doveva rimetterli al loro posto.
Non appena li prese in mano si rese conto che erano le due fan art che gli aveva stampato nei giorni precedenti. Sentì un improvviso moto di affetto per il fratello - non erano frequenti, ma ogni tanto capitavano anche a lui. Non doveva star vivendo bene quella situazione, Atsumu era molto meno superficiale di quanto volesse sembrare ed Osamu era sicuro che non gli sfuggissero le implicazioni di quali fossero i rischi dell'avere una cotta per un compagno di squadra, ma doveva comunque vederlo tutti i giorni. Si chiese per un momento se avesse calcato un po' troppo la mano.
Le rimise al loro posto e uscì da lì convinto che non lo avrebbe fatto più. O almeno lo avrebbe fatto dopo un'ultima volta.

Tutto era pronto per la partenza di Atsumu. Avrebbero avuto una partita fuori casa e avrebbero passato la notte fuori. Osamu si era mosso in anticipo per assicurarsi che il fratello dividesse la camera con Hinata - avere l'appoggio di Bokuto era stato facile, Sakusa aveva richiesto un po' più di lavoro, ma ce l'aveva fatta e aveva solo dovuto concedergli di entrare nelle sue cucine e guardare in che condizioni venissero tenute, tutto sommato era un prezzo accettabile.
La sera prima della partenza Atsumu aveva lasciato la valigia accanto alla porta, pronta per partire. Osamu sdraiò la valigia per terra, la aprì e nascose in mezzo ai vestiti di Atsumu una scatola di cioccolatini. Rimise i vestiti al loro posto e, in cima, ci appoggiò una delle fan art più dolci che aveva trovato stampata in formato abbastanza grande da coprire quasi interamente i vestiti sottostanti e da non poter essere ignorata in alcun modo. Era in bianco e nero e ritraeva Atsumu e Hinata sdraiati a letto, quasi interamente coperti da un lenzuolo, Atsumu era di spalle e teneva il viso di Hinata tra le mani, Hinata aveva gli occhi chiusi, il viso proteso verso quello di Atsumu, l'espressione serena e un mezzo sorriso sulla faccia.
Sembrava un'immagine rubata di serenità domestica, era la perfetta rappresentazione di come dovesse essere svegliarsi accanto alla persona che si ama in una relazione ideale.
Se tutto fosse andato secondo i suoi piani, Atsumu avrebbe aperto la valigia una volta arrivato in camera, davanti a Hinata.
Sarebbe stato il suo ultimo colpo, poi avrebbe smesso di importunare il fratello.

Il giorno dopo, mentre era a lavoro, tenne quasi costantemente il telefono a portata di mano nel caso ci fossero aggiornamenti. La sera, però, non aveva ancora ricevuto nulla. Si preoccupò di aver esagerato, gli venne anche la tentazione di chiamare il fratello per capire se fosse successo qualcosa, ma alla fine cambiò idea. Guardò anche la partita in televisione quella sera, cercando qualunque indizio su cosa potesse essere successo nel modo in cui giocavano, ma non notò nulla: erano sincronizzati come sempre, talmente sulla stessa lunghezza d'onda da fare impressione ad un osservatore esterno.
A guardarli così poteva capire perchè avessero tanto successo come pairing, sembravano veramente legati da qualcosa di più profondo del legame che si può avere tra compagni di squadra. In maniera molto diversa dal modo in cui erano stati legati loro due quando giocavano insieme, ma non per questo meno profonda.
Andò a letto sentendosi una strana sensazione addosso. Sperò solo che fosse tutto okay.
Prima di addormentarsi gli venne nuovamente in mente l'immagine che aveva messo nella valigia di Atsumu e si trovò a sperare che potesse aver avuto un effetto diverso da quello di essere solamente uno scherzo. Voleva veramente che suo fratello avesse qualcuno accanto, come lo aveva lui. Lo vedeva come ogni tanto guardasse con fare sognante le piccole cose che lui e Kita potevano fare insieme e di cui lui insisteva di non sentire la mancanza, ma Osamu lo conosceva troppo bene e da troppo tempo per non sapere che fosse una bugia.

La mattina dopo quando si svegliò prese come prima cosa in mano il telefono, ma ancora una volta non trovò nulla. Si tenne anche quel giorno attaccato addosso il telefono per tutta la giornata, controllandolo continuamente in attesa.
Solamente il pomeriggio inoltrato ricevette qualcosa.
Aprì il messaggio del fratello di corsa.
Era un selfie scattato sul pullman della squadra, Hinata dormiva appoggiato ad Atsumu mentre Atsumu lo teneva stretto e affondava la testa tra i suoi capelli. La posa era quasi identica a quella della prima fan art che Osamu aveva attaccato sul frigorifero.
Subito dopo la foto ricevette un messaggio.
Indovina chi ha un appuntamento per San Valentino.

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